
Description:
Rocco Marvaso ci racconta un modo di viaggiare economico ed... ergonomico:
Col rikscha (che io ho sempre conosciuto col nome di ricsciò)...
Rocco Marvaso ci racconta un modo di viaggiare economico ed... ergonomico:
Col rikscha (che io ho sempre conosciuto col nome di ricsciò), vi accenniamo qui al momento dell'idea iniziale e vi diamo la descrizione dei primi due giorni. "23 pagine per due giorni?" forse direte, beh, quando si viaggia per le montagne e forza di pedali il tempo passa lentamente e si vedono tante cose...
I resto del racconto è su: www.felicitaabassoconsumo.net
.....Dovevo smuovere me stesso e qualcun altro da questo torpore fatalista, dovevo fare qualcosa di forte nel piccolo delle mie possibilità, e ho pensato che unire l'utile a dilettevole sarebbe stata la cosa giusta.
L'utile: dovevo comunque andare presto a Genova per onorare di una visita la mia famiglia arricchitasi recentemente di un nuovo membro.
Il dilettevole: mi concedo un bel viaggio, trasportando tutte le mie cose indispensabili con me, visito alcune delle città storiche della Pianura Padana, visito i miei parenti milanesi, e dopo tre settimane arrivo a Genova, senza aver inquinato per nulla.
Come? Con il mio veicolo privilegiato, con il quale spesso lavoro nel centro di Monaco trasportando i passeggeri a forza di pedalate, con il rikscha.
Per l'occasione ne ho comprato uno usato, e sul modello di 'pimp my ride' l'ho fatto adattare alle esigenze del viaggiatore: comodo bagagliaio capiente, chiusura con sicura, specchietti retrovisori, decorazione, sedili in pelle, impianto elettrico a energia solare, ecc. ecc.
Il 23 agosto, vigilia della data fissata per la partenza, si è applicata infine una grossa scritta sul retro della cabina passeggeri:
'Fa 100 km con 1 Kg di pasta. E la tua?'
Secondo Giorno
sabato 25 agosto 2007
Come andò che partendo dal laghetto di Kochel fra le Alpi
Bavaresi si arrivò nell'allegro Paese dello jodel, e si
finì a dormire accanto al fuoco in una fantastica tenda
indiana.
La tarda mattinata di una splendida giornata di sole, in
riva al lago.
Quando mi sveglio gli altri due hanno già lasciato la
tenda, Mark ha fatto delle foto in riva al lago dove se le
capovolgi il riflesso del cielo sul lago diventa il cielo.
La tipica foto di un lago alpino insomma. Con assoluta calma
poi abbiamo smontato la tenda e siamo risaliti sulla via
principale, dove già ieri avevamo visto il ristorante
italiano che ci avevano consigliato quei ragazzi.
La coppia che lo gestisce sono dei calabresi sulla trentina,
lei è di Vibo Valentia e non torna a casa da 8 anni, e
stava per andare finalmente in vacanza a casa. Quindi era
particolarmente allegra. Nella terrazza dove ci siamo seduti
a mangiare al tavolo dietro il nostro si siede un tipo con
tuta da ciclista rossa, uno robusto slavo germanizzato, che
andava in un solo giorno da Monaco fino a Merano, e non
attraverso il Brennero ma da un giro a ovest, mi pare si
chiamasse passo del rombo (Timmelsjoch). Gli abbiamo chiesto
come è la strada fino ad Innsbruck, che peraltro io già
avevo percorso, ma in direzione opposta. Il fatto è che io
contavo di essere a Innsbruck già nel primo pomeriggio, per
incontrare una certa Frau Kofler, giornalista del quotidiano
tirolese che sarebbe interessata a riferire del nostro
viaggio. Ma Andres diceva che non ce l'avremmo mai fatta entro la
serata, al più presto all'una di notte, e alla fine aveva
anche ragione! Io invece ho continuato a sostenere che la
parte a salire sarebbe stata ancora breve, e dopo il
Walchensee sarebbe già andata a scendere. Ovviamente
il mio ricordo era erroneo, perché mi ricordavo benissimo della salita
su da Innsbruck, ma la discesa era stata tanto lunga quanto
dimenticata. Dopo una pasta alla carbonara, dopo un
cappuccino corretto, una crepe dolce e due giri di tiramisu,
forse eravamo imbottiti abbastanza per cominciare a salire.
L'appuntamento con la giornalista era destinato a non
funzionare, poiché dalla cabina ho cercato di telefonarle
ma senza trovarla in ufficio. Io mi carico sul rikscha anche
lo zaino di Andres, che poverino non ha portapacchi sulla
sua bici e altrimenti se lo dovrebbe caricare sulle spalle
come un mulo. Vi sembrerà infantile, ma tutti e tre per
diletto abbiamo cominciato a strombazzare con le nostre
trombette da bicicletta sul manubrio, e a creare dei ritmi
assieme. Era un bel modo per tirare avanti in quella salita
senza pensare troppo alla fatica. E anche un bel modo per
farsi udire meglio dalle auto che scendevano in senso
opposto, essendo la strada tutta a tornanti. Ogni tanto i
miei due compagni sprintavano avanti e facevano una pausa
aspettandomi in un angolo fresco, io invece andavo sempre
alla stessa andatura piano piano, ogni tanto distraendomi
ascoltando la radio qua e là, in particolare di un
esperimento fatto dalla radio bavarese in Italia, dove la
giornalista si è finta autostoppista e ha fatto una
statistica di quanti uomini che la prendono su cercano anche
di approfittarsi di lei. Dal tono di voce sembrava si fosse
eccitata un mondo a constatare quanti di loro appunto ne
vollero approfittare. L'ospitalità italiana verso le
testoline bionde è intramontabile. Arrivati sul belvedere
sopra il Walchensee ci siamo scattati qualche foto che
dovrebbe esprimere soddisfazione di essere arrivati lassù.
Ma certo non sapevamo quanto ancora esattamente avremmo
dovuto salire. Lassù si erano fermati anche un gruppo di
motociclisti, uno di loro era davvero grosso e pieno di
tatuaggi. Loro erano italiani che andavano a Monaco in
moto.
Poi salendo poco sopra ho dato il mio primo passaggio, a una
giovane coppia, Cesar ed Evelyn. In questo caso siccome loro
scendevano li ho portati in discesa ritornando indietro, e
anche per me è stato un sollievo avere un po di arietta
fresca addosso. E' una giornata piuttosto calda, ed è il
sole formidabile dell'alta montagna. Ma dopo poco un nuovo
traguardo: il Kesselberg (monte-pentola), un punto alto di
quella strada, che come leggiamo da un'iscrizione era stata
fatta ammodernare dal principe reggente Leopoldo, e da lì
in avanti parev che la strada andasse a scendere. Ma non era
così, né era vicino il passo di Seefeld, da cui si scende
verso Innsbruck! Ad ogni modo da lì in poi c'erano dei bei
tratti di discesa, la strada era ottima, quindi il mio amico
Mark, che da giovane era un bmx-rider, si è buttato a tutta
velocità sempre e comunque laddove possibile, pregustando
soltanto quello che l'attendeva al di là del Seefelder
Sattel e soprattutto quello che lo attendeva al di là del
passo del Brennero. Per me questi numeri sono esclusi in
partenza, ho un veicolo troppo pesante per arrischiarmi a
più di 30 km all'ora, e gli ammortizzatori non sono
sufficienti per numeri acrobatici. Andres da padre di
famiglia è meno spericolato, ma semplicemente io sono
davvero lento in confronto ad una bicicletta che pesa si e
no 10 chili. Sicché ben presto mi ritrovai da solo a menar per una
valle bellissima, col sole del tardo pomeriggio radente le
vette altissime intorno a me, e là ad un certo punto vedo
un uomo e una donna sul ciglio della strada intenti ad
osservare un punto per terra fra la boscaglia. Sono due
geologi che stanno redigendo un resoconto dei possibili
monumenti geologici della regione, per promuovere nel futuro
un turismo che si rivolga non solo alle bellezze
naturalistiche o gastronomiche, ma anche attento alle
particolarità di questa geologia alpina. Discorsi molto
suggestivi: mi mostrano per esempio che nella roccia che
stiamo fissando affascinati si scorgono i solchi scavati dal
passaggio del ghiacciaio che in una certa epoca ricopriva
interamente la valle dove ci troviamo.
Mittenwald: qui mi ricongiungo ai miei amici, che mentre mi aspettavano hanno comprato da mangiare al locale discount: birra augustiner,
per me apfelschorle, bevanda non alcoolica e ottimo
integratore naturale. Formaggio, burro alle erbe, le patate
ci sono avanzate ancora da ieri sera. Caricate queste cose
sul sedile di dietro del triciclo, consci infatti che
comunque domani sono chiusi i negozi e non si può comprare
niente, si ricomincia a muoversi verso il Tirolo, che oramai
non dovrebbe essere lontano. E cala la notte mentre ci
allontaniamo dal paese. Ci vuole ancora un'ora prima di
raggiungere il prossimo centro abitato. Entrare nel paese
ci comporta una deviazione dalla via principale, ma per
sicurezza, siccome la strada è deserta, vogliamo trovare
qualche locale per chiedere chiarimenti sulla strada
migliore. E' là che incontriamo questa signora che porta a
spasso il cagnolino, che non smette un attimo di abbaiarci
come un pazzo. Lei ci dice di raggiunger innanzitutto
Scharnitz. Un paese che chissà forse si chiama così
perchè è la cerniera (Scharniere) fra Baviera e Tirolo.
Anche se non fosse così lo uso come trucco per ricordarmi
questo nome. Il tragitto che segue a cavallo del confine è
tranquillo, poco traffico di auto, una notte serena e non
ancora fredda. Naturalmente teniamo tutte le possibili luci
e faretti accese, e l'Andres che è quello meno equipaggiato
(non riesce ancora a credere di essere andato da un Paese ad
un altro con l'ausilio delle sue sole gambe!) sta
preferibilmente nel mezzo della nostra piccola carovana.
Mentre pedaliamo piano piano nell'oscurità Andres che è
sudamericano ci spiega un sacco di cose su come si va a
cavallo, attività che per lui è normale come per me
viaggiare in bicicletta. Il primo paese dopo il confine ci
saluta con la sagoma di un lama (?) a lato della via, subito
dopo con un’esposizione di auto d’epoca in una specie di
museo a vetrate. Dopo un centinaio di metri cominciamo a
sentire della musica nell’aria. Un piccolo festival di
paese. Un gruppo di ragazzini locali che suonavano covers di
musica conosciuta a tutti in una piazza simile ad un
anfiteatro con alcuni chioschi di birra e wurstel. E tante
biciclette parcheggiate sul piazzale antistante. Mark
osserva per prima cosa che qui le biciclette non sono chiuse
a chiave! Per noi di Monaco questo è un particolare che ha
dello straordinario! I miei amici entrano immediatamente
nella mischia del pubblico, io invece rimango a vedere
questo concertino seduto sul sellino. In quel mentre scambio
quattro chiacchiere con alcuni uomini del posto con una
bottiglia di birra in mano. Uno di questi si chiama Claus ed
è un grande. Lui è un tedesco di Regensburg che lavora lì
a Scharnitz allevando i lama e gli asini, e li usa per
trasportare l'attrezzatura di quelli che salgono su sulle
vette più alte per calarsi col parapendio. In quel breve
lasso di tempo che dura un mezzo litro di birra (per me un
mezzo litro di apfelschorle), siamo in grado di parlare di
tutto e di più, di noi, del paese, dei massimi sistemi.
Alla fine però si ricade sulla questione pratica: cosa
fare? Sono già le 11 di sera, e a quanto pare il culmine
del tratto in salita che precede la famosa discesa
vertiginosa fino a Innsbruck è ancora lontano dei
chilometri. Che fare allora? Rischiare di arrivare di notte
ad Innsbruck e dover dormire all'addiaccio? O accettare
l'offerta tentatrice di Claus, di essere ospitati nella sua
tenda Taipi, cioè quella grande tenda che usano gli indiani
d'america, conica, aperta in cima e con il focherello
dentro? Come resistere a questa offerta caduta dal cielo? Ma
si, al diavolo il programma che ci vedeva arrivare a
Innsbruck già nel pomeriggio di oggi, accolti
dall'intervista della stampa tirolese... Poco a sud del
paese si trova un'area adibita al tiro con l'arco, e li
sorgevano su un prato alcune tende bianche coniche semplici
e grandiose. L'amica di Claus, quando siamo arrivati dalle
tende mi ha chiesto di provare a guidare, ed è riuscita
alla prima a guidare perfettamente! Loro non si sono fermati
con noi, ma ci hanno invitato a tornare a Scharnitz in
autunno e goderci un po' di quella natura meravigliosa
insieme a loro. Molto molto volentieri!
Dentro la tenda abbiamo acceso un focherello, e su di esso
abbiamo messo alla brace tutte le patate rimaste dal giorno
prima. Avevamo anche del formaggio e del sale: un lauto
pasto, un sorso di birra, e già eravamo sdraiati tutti e
tre accanto al fuoco, felici e stanchi, parlando del giusto
e dell'ingiusto, dell'economia etica e di quella
distruttiva. I piedi verso il fuoco, la testa verso
l'esterno, diceva la nonna di Mark, nel dubbio mi metto di
traverso tangente al fuoco, sdraiato su un bancale e avvolto
nel sacco a pelo.
Kochel am See-Scharnitz: 39 km
Terzo Giorno
domenica 26 agosto 2007
Come andò che mi si bucò una ruota del ricsciò, e poi mi
ritrovai a percorrere l'autostrada in ricsciò presso
Innsbruck, e dopo aver superato il cimitero degli sciatori
lungo la salita per il Brennero si bucò la ruota al mio
amico, e pernottammo presso Matrei am Brenner dalla
signora Hoertnagl.
La tenda taipi!! Esco dalla tenda per primo la mattina
verso le 8. è bello fresco fuori, è tutto lavato e pulito
dalla rugiada. Oggi scenderemo giù fino a Innsbruck, penso,
ci concederemo un bel pranzo come ieri, e poi su pieni di
forza fino al Brennero e poi giù, fino a Bressanone! Ma
ecco che mi accorgo che la ruota anteriore è a terra! Primo
contrattempo della giornata.
In fretta cambiare la camera d'aria e poi via di là.
Neanche il tempo di riempire le borracce di quell'acqua
purissima di nuvole, e già via per l'ultimo pezzo di
salita. Ma quando finisce questa salita! I miei amici ben
leggeri mi superano e mi aspettano a fianco di un ponte
bevendo e scherzando. Il Mark per ingannare queste attese
dovute alla mia lentezza (cioè alla sua velocità!) ha
preso a scrivere il suo diario di viaggio su dei pezzi di
carta di recupero. Peccato che, lunatico com'è, abbia perso
quelle cose poco dopo il suo ritorno a Monaco... Io non
avevo proprio più acqua nelle borracce. Ogni tanto mi
fermavo in un posto bello e mi godevo le montagne e la valle
di sotto. In un posto c'era un uomo che faceva le foto delle
montagne appoggiandosi ad un cavalletto, poco più avanti
c'era un singolare monumento a ricordo delle olimpiadi
invernali ivi svoltesi, là avrei volentieri fatto una foto,
ma in quel momento circa due chilometri più avanti Mark con
la sua macchina fotografica immortalava più volentieri il
suo dito sanguinante per una ferita accidentale. Intanto le
persone che incontravamo ci dicevano che effettivamente c'è
un divieto di transito per le biciclette, per via della
pendenza oltre il 16% che si incontra a scendere verso
Innsbruck per un tratto di circa 3 km, ma io non mi sento
chiamato in causa. Da Scharnitz fino al Seefelder Sattel,
che è a 1185m sul livello del mare, scherzando scherzando
siamo ancora saliti di buoni 200 m! Verso l'ora di pranzo,
dopo un piccolo aperitivo, per la verità piuttosto caro, su
una panoramica terrazza nel punto di ristorazione presso la
sella di Seefeld, i miei due compagni si apprestano a
scendere con sommo gaudio fino al punto di divieto di
transito, quindi fare a piedi a spinta per il tratto
vietato, e superato quello correre felicemente fino in
città a pranzare. Io con calma mi appresto anche a
scendere, ma ad una velocità davvero bassissima.
Soprattutto nel punto di massima pendenza, un rettilineo
lungo almeno un chilometro che per chi lo conosce fa
impressione a percorrerlo, ho guidato con la massima
prudenza stando bene attento a tenere i freni dietro
costantemente tirati e a non prendere mai troppa velocità.
Alla fine di quel rettilineo mi sono ritrovato su uno
spiazzo con un punto di ristoro, in cui erano convenuti un
bel gruppo di motociclisti americani, e a cui approdarono
subito dopo di me un gruppo di ciclisti tirolesi. Mi sono da
subito domandato come sarebbe stato con il mio peso morto di
100 kg abbondanti su 3 ruote affrontare in salita quel rettilineo, ma
soprattutto: come facevano le carrozze e i carri commerciali
nel passato a salire per di là? Avevano forse una stazione
di muli ausiliarii per aiutare la salita dei convogli? Ed
anche la discesa non doveva essere per nulla semplice, con
il cavallo che portava tutto il peso del carro sulle sue
gambe anteriori! Da lì in poi la strada era una pendenza
comoda e tranquilla. Così tranquilla che mi è stato
possibile sorpassare l'indicazione che mi avrebbe portato ad
Innsbruck in pochi minuti, e proseguire invece per la via
principale, che ad un certo punto e senza che me ne avvedessi
diventò autostrada! Eh sì, in Austria e Germania è così:
rischi di finire inavvertitamente su un'autostrada senza
trovare nessun casello autostradale. Improvvisamente mi
accorgo che mi trovo su una carreggiata autostradale
"direzione Innsbruck", prossima uscita 3 km. E fu così
che decisi di andare avanti fino alla prossima uscita. In
definitiva non davo fastidio a nessuno, e nessuno a me; sono
rimasto infatti tutto il tempo sulla corsia di emergenza.
Mentre già mi immaginavo che cosa diavolo pensassero gli
automobilisti vedendo uno strano oggetto semovente con su di
un grande cartello bianco la scritta "Fa 100 km con 1 kg
di pasta", e mi godevo come se nulla fosse il panorama
sulla mia sinistra, la vegetazione sul pendio che sovrastava
il viadotto, nel giro di un quarto d'ora ho raggiunto
l'uscita sulla destra, verso Innsbruck. Proprio al momento
di svoltare – accidenti- ecco che dietro di me si sente la
sirena della polizia. Mi hanno colto sul fatto! Transitare
su un'autostrada con un mezzo non permesso è un'infrazione
del codice della strada piuttosto riprovevole, quindi non ho
cercato di giustificarmi, ma ho prontamente ammesso la mia
colpa e ho pregato i due gendarmi di essere clementi con me.
Ho allungato loro insieme al mio documento di identità
anche un manifesto che ho diffuso in Germania prima di
partire, e di cui avevo ancora appresso alcune copie, in cui
spiego le modalità e le motivazioni etiche di questo
viaggio. I due poliziotti sembrarono divertiti da tutto
questo, e ci siamo messi a parlare amichevolmente per un
buon quarto d'ora là in mezzo alla strada (ben più
pericoloso se vogliamo di un veicolo che si muove sulla
corsia di emergenza, ma non sono il tipo che ama discutere
troppo con chi ha il coltello dalla parte del manico...). Mi
sono limitato a rispondere, al che uno di loro mi ha chiesto
se sono di Greenpeace, ho risposto che non mi occupo di problemi così
grandi come fa questa organizzazione, ma mi accontento di
redarguire coloro che nel quotidiano inutilmente immettono
tanta anidride carbonica nell'aria come i poliziotti
tirolesi che inseguono ciclisti (ridendo). Nel redigere il
verbale uno dei due amici è costretto a scendere dall'auto
e a ficcare il collo disorientato qua e là intorno al
veicolo, alla ricerca di un marchio o altro segno distintivo
riconducibile ad un modello, come se fosse un'auto o una
moto, cosa che purtroppo non gli è stata possibile, perché
trattasi di un telaio fatto artigianalmente e senza alcun
marchio di fabbricazione E poi avviene il fatidico scambio
di pezzi di carta. Io consegno loro una banconota da 100€
a guisa di cauzione per non essere arrestato e in attesa che
il capitano della questura di Innsbruck decida a quanto
ammonti la multa. Loro mi consegnano una fattura
dell'avvenuto pagamento con su scritto che il capo della
polizia, dal significativo nome di Herr Pallestrong, mi
spedirà a casa la multa vera e propria. Secondo me questo
herr Pallestrong è un brav'uomo, e si è fatto una risata
leggendo il verbale consegnatogli. E di fatto mi ha poi
spedito a casa una multa di 80 €, cioè meno di quanto
consegnato agli agenti! (i 20 euro me li ha poi spediti sul
mio conto bancario, altrimenti non direi che è simpatico.)
Conclusa questa faccenda mi sono ritrovato in uno stato
psichico un po' alterato a girovagare per quella che pensavo
fosse la periferia industriale di Innsbruck, ma che
evidentemente non lo era. Ho chiesto informazioni ad un uomo
con dei folti baffi e una tipica capigliatura anni ottanta,
il quale, un po' per via dei baffi, un po' perché parlava
di suo già con un accento incomprensibile, mi ha solo
confuso le idee su come raggiungere il centro di Innsbruck.
Fatto sta che sono andato ad impegolarmi su per il lato
sbagliato della valle, per poi dopo una buona mezz'ora
doverne ridiscendere e, percorso un ponte su cui un giovane
faceva appunto l'autostop per lasciare Innsbruck, mi
sono ritrovato nella periferia residenziale proletaria di
Innsbruck, abitata da persone dalla pelle scura o ambrata,
alcuni giovani con il motorino, particolare che da solo già
mi dava l'impressione di essere in una qualche borgata del
sud Europa. Da una cabina del telefono, che mi appare assai
pittoresca come del resto un po' tutto in questa contrada,
chiamo Andres: mi stanno aspettando da oltre un'ora alla
piazza del Duomo nel centro. Allora cerco di sbrigarmi a
raggiungerli. Cosa anche non facile. Poche indicazioni
ambigue che dirigono verso il centro storico, poca gente per
strada. A quei pochi chiedo di indicarmi la strada. Un
giovane uomo scarno ed elegante vestito di nero mi dice di
seguire il tetto dorato in alto davanti a noi dietro i
palazzi. Il suo accento sembra quello di un genovese che
parla in tedesco. Molto curioso. Dev'essere di Vienna. Poi
mi vado a cacciare in dei vicoli lastricati e sotto volte di
mattoni chiedendo a destra e manca.
Da qualche parte sul lungofiume i miei amici si sono
soffermati a scoprire le bellezze femminili locali fare
bagni di sole su una specie di spiaggia artificiale. Avrei
voluto così volentieri fare anch'io questa esperienza,
ma...non c'è più molto tempo: in teoria Mark ed io
dovremmo ancora oggi proseguire fino al Brennero e scendere
giù sul versante italiano fino a Bressanone, luogo dove una
ragazza ospitale del posto ci aspetta per questa sera. Ci
concediamo ancora un'ora di delizie al tavolino all'aperto
del ristorantino, e ordiniamo ognuno un piatto di spätzle,
una sorta di pasta che si usa in Baviera e Austria, e
soprattutto ordiniamo l'Highlight della gastronomia
asburgica, il Kaiserschmarrn, che è anche una buona botta
di energia per cominciare l'ultima scalata delle Alpi. Dopo
l'ultimo addolorato addio ad Andres, non facciamo che
seguire da bravi la ricca segnaletica per la
"Brennerstrasse". Presso la Basilika Witten a sud della
città chiediamo ancora ad un Padre vestito di bianco che
passeggia sul marciapiede accompagnato da un giovane
chierico, come sia la strada per il Brennero, quanto sia
lunga e quando incontreremo il prossimo centro abitato lungo
la salita. Fino al Brennero, come già sapevo, ci aspettano
42 km di salita, e per il prossimo centro abitato, Matrei am
Brenner, dobbiamo ancora percorrere 18 km. Il padre ci dice
con il suo squisitissimo accento tirolese che la strada è
tutta a tornanti ma non è poi così pericolosa. Nei pressi
di quella chiesa c'è anche un cimitero; salendo su per quel
tornante sopra il cimitero, sopra le nostre teste vedevamo
la torretta da cui durante le olimpiadi si buttavano giù
gli sciatori. Vi immaginate cosa provano gli sciatori
scorgendo da quella torretta in fondo a quel baratro sotto
di loro le bianche croci di un cimitero? brrrr... Poco dopo
aver cominciato a salire nel sereno pomeriggio ci raggiunge
una pattuglia della stradale, che si vuole assicurare che
non siamo degli svitati pericolosi per gli utenti della
strada. Mi chiedono semplicemente dove siamo diretti, e
quando dico loro che stiamo andando verso il Brennero,
dicono semplicemente "di qua sempre dritto". Un
'informazione davvero utile, in questo incredibile groviglio
di strade e stradine (?) Poco oltre ci fermiamo di fronte ad
un panorama mozzafiato della vallata, su cui si erge
altissima come una linea lontana là in cima l'autostrada
del Brennero, su cui gli automobilisti di solito neanche si
accorgono di essere così alti e quasi sospesi nel vuoto.
Su quella piazzola si è fermato anche un automobilista
pugliese che torna in auto in Germania finita la vacanza nel
suo paese. Ha una bella auto potente, con cui sicuramente si
è pavoneggiato abbastanza nel villaggio da cui era emigrato
chissà quanti decenni fa con le valigie di cartone. Ora sta
scoprendo che nella vita ci sono cose molto più belle che
le auto, e che in auto rischiamo di perdercele quando
viaggiamo chiusi in quell'abitacolo ovattato. Più avanti ci
accorgiamo che sul ciglio della strada crescono come funghi
delle croci ornate da fiori e lumini da morto e,
contemporaneamente, vediamo continuamente che ai lati della
strada sono situati dei manifesti che lanciano il seguente
slogan:"dai una chance al tuo angelo custode". In esso
viene suggerita l'immagine di un motociclista in corsa su un
tornante la cui anima per la velocità si distacca dal
corpo. Ad un certo punto con la mia andatura tranquilla ho
raggiunto Mark che come sempre si era portato un po' avanti
con la sua andatura veloce. Era accovacciato per terra in
uno slargo a valle della strada, la bicicletta a terra e uno
sguardo triste rivolto dall'altra parte della strada: se ne
stavano andando lentamente a piedi un gruppo di tre persone,
a testa china, che avevano appena detto una preghiera presso
la croce del motociclista che evidentemente in quel punto
aveva lasciato la vita. Il mio amico era rimasto molto
impressionato dal fatto che mentre le persone meditavano in
silenzio, i motociclisti continuavano a sfrecciare
crudelmente su quel tornante mortale. Fatto sta che ora il
mio amico aveva forato la gomma posteriore della sua
mountain bike e ha cercato per tre volte invano di
ripararla. E non se ne era portata neanche una di riserva.
è il colmo: si è preoccupato di procurarne tre di
riserva per me, e per se stesso neanche una! Ha tentato più
volte di mettere una toppa, ma il taglio aveva compromesso
la valvolina dell'aria. Non c'era altra soluzione che
parcheggiare la bicicletta in un posto sicuro vicino alla
strada, caricare sul ricsciò tutto il suo bagaglio e
accomodarsi sul sedile di dietro, e siccome già si faceva
buio cercare il più vicino posto dove pernottare. Abbiamo
percorso ancora un altro chilometro prima di trovare
qualcosa che assomigliasse ad una pensione. C'erano diverse
case sulla strada, ma sembravano casette private, e
sinceramente avrei al posto dei montanari di questi posti
dubitato parecchio prima di ospitare due viaggiatori così
"inusuali". Infatti Mark, che essendo biondo e tedesco
era un po più accettabile per interloquire con queste
genti, al primo tentativo ha fallito miseramente: la porta
dove ha bussato non si apriva, e solo quando ha bussato con
insistenza ai vetri delle finestre fra le tendine
all'interno si è aperto uno spiraglio, ma quando Mark
chiede attraverso il vetro se è possibile pernottare là
e l'uomo bruscamente dice che non c'è posto, e quando
allora chiede se per caso avesse una camera d'aria della sua
misura da vendergli, o se conoscesse qualcuno che l'avesse
nei dintorni, e l'uomo con uguale impassibilità sussurra
che non può fare niente per noi, è chiaro che qua fuori
potremmo anche morirgli assiderati davanti alla porta di
casa senza che sia mosso da un sussulto di umanità verso di
noi. Così andiamo avanti, e sulla nostra destra ben presto
grazie ad un cartello che indica una pensione posta a un
centinaio di metri sopra la strada, il Mark può nuovamente
provare a farci accogliere per la notte. Dopo un minuto lo
vedo tornare in giù verso di me e dice che ci danno una
stanza doppia per 17€ a testa, con la colazione. Quel
grande risparmiatore ci stava ancora a riflettere, siccome
lui ha la tenda dietro e contava di pernottare fuori in
tenda. Ma non si rende conto che qua di notte si congela?
Siamo in alta montagna! Inoltre bisogna ricordare che
proprio oggi il Mark compie 29 anni, quindi ovviamente il
mio regalo più utile in quel momento è di ospitarlo nella
mia stanza doppia. Poverino, è anche un po' contrariato dal
fatto che non ha portato una gomma di riserva, ma dopo
essersi concessi dopo due giorni di vita alla boscaiola una
bella doccia calda, e dopo aver mangiato un po di pane e
formaggio e bevutoci sopra una birra, è tornato il
buonumore e siamo stati ancora un bel po' a parlare e
chattellare prima di metterci a dormire. Dalla finestra
della stanza al primo piano potevo controllare il ricsciò
parcheggiato sul prato antistante, al sicuro da
malintenzionati che comunque sicuramente non passano da
quelle parti di notte. Questo è certamente un posto dove si
conoscono tutti, e non c'è modo di rubare niente. Aperta la
finestra per fumare una sigaretta, mi sono goduto a pieni
polmoni quella fresca frizzante aria notturna d'alta
montagna, e quella pace cosmica che vi regna.
Scharnitz- Matrei am Brenner: 52 km
www.felicitaabassoconsumo.net
Written by:
Rocco
Notes: