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Due settimane di Marocco
Written by: Sarita

Description:
Il Marocco è la porta di quell'Africa che tanto mi spaventava. Adesso che ci ho guardato dentro non vedo l'ora di tornarci, e di entrare.

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Il Marocco è la porta di quell'Africa che tanto mi spaventava. Adesso che ci ho guardato dentro non vedo l'ora di tornarci, e di entrare.

Sono stata in Marocco per due settimane dal 5 al 18 gennaio 2003 assieme a 6 compagni di viaggio; un gruppetto veramente carino.

DataItinerario
I posti in cui abbiamo dormito sono sottolineati
Km percorsi
Dom 5Italia – Casablanca20
Lun 6Casablanca – Rabat – Salè - Meknes120 + 120
Mar 7Meknes – Volubilis – Fes180
Mer 8Fes0
Gio 9Fes – Ifrane – Midelt – Er Rachidia400
Ven 10Er Rachidia – Erfoud – dune di Merzouga – notte nel deserto (Er Ghebbi)120
Sab 11Deserto - Merzouga - oasi di Rissani – Gole del Todra200
Dom 12Gole Todra – Gole Dades - Ouarzazate260
Lun 13Ouarzazate – Ait Benhaddou - Taroudannt350
Mar 14Taroudannt - Marrakech
Mer 15Marrakech0
Gio 16Marrakech – Essaouira170
Ven 17Essaouira - Casablanca350
Sab 18Casablanca – Italia20

Per tutti era la prima volta in Marocco. Siamo arrivati e ripartiti da Casablanca.
Ci siamo organizzati con due auto a noleggio. Un'ottima soluzione per viaggi di 2 settimane. L'importante è avere un buon navigatore che sappia leggere le carte stradali, oppure ci si perde! Nel nord le strade sono ottime, a sud le stanno migliorando.
Abbiamo scelto di vedere le città imperiali del nord (Rabat, Meknes, Fes) per poi passare la catena dell'Atlante e raggiungere il sud con un'immersione totale nei villaggi e nel cuore del deserto. Quindi Marrakech e poi il ritorno a Casablanca costeggiando l'oceano. In inverno ovviamente non è il caso di fermarsi al mare, ma siamo stati ugualmente ad Essaouira, deliziosa cittadina costiera. Abbiamo fatto anche un giorno a Taroudannt, città del sud; ed è stata una buona scelta.

Parcheggio

E' impossibile sfuggire alla rete dei parcheggiatori, ma è un servizio che vi farà dormire sonni tranquilli.
Tariffe a vettura: 10 dh per la notte, 5 dh di giorno. Se lasciate un'auto notte e giorno pagate solo 10 dh, se la lasciate solo per un'ora date una mancia di 2 o 3 dh. Se qualcuno vi chiede di più è perché ci sta marciando! Pagate sempre al vostro ritorno, mai prima. Possono chiedervi di più soltanto i parcheggi custoditi, quelli con la sbarra, ma hanno i prezzi affissi (al massimo pagherete 20 dh per 24 ore).
Come per le vere false guide, in Marocco ci sono i veri falsi parcheggiatori. Tre categorie: primo i veri parcheggiatori, quelli ufficiali con divisa e tesserino, a volte pretendono più di quanto loro dovuto, non vi fate fregare; secondo i veri falsi parcheggiatori, non ufficiali ma affidabili, quelli che vedete quando lasciate la macchina e rivedete quando la riprendete, pagateli quanto i veri; terzo i falsi parcheggiatori, quelli che passano casualmente e vi vedono riprendere l'auto, non pagateli.

Cucina

La cucina marocchina vi piacerà senz'altro. Un pasto al ristorante solitamente si compone di una prima piccola portata e di un secondo abbondante. Per primo potete scegliere una zuppa, troverete spesso la celebre Harira, la zuppa del Ramadam (è la prima cosa che un musulmano ingerisce dopo il tramonto), composta da verdure passate, legumi solidi e spezie (zenzero, cannella), e a volte di pezzetti di carne. Altra alternativa è un'insalata, di verdure cotte (pomodori, melanzane, peperoni) oppure crude (olive, cetrioli, finocchio). Per secondo vi proporranno il celebre ed ottimo Couscous (nelle versioni di carne, pesce o vegetariano), le Brochettes (spiedini di carne normale oppure di fegato e cuore), o una Tajine. Quest'ultimo, più che un piatto, è un modo di cucinare, con il tajine, appunto, che è una pentola di coccio a punta che va posata direttamente sulla brace. Dentro vi si può cuocere l'ottimo agnello con mandorle e prugne, il pollo al limone o alle mele cotogne e tutta una serie di stufati anche di pesce e di sole verdure. Le spezie usate in genere sono lo zenzero, lo zafferano, il coriandolo, la paprika dolce e la cannella. Io mi sono portata in Italia un sacco pieno di spezie comprate nei vari mercati (costano pochissimo) e una tajine, ora ho inserito molti piatti marocchini nella mia dieta, specialmente l'Harira. Tra le pietanze marocchine segnalo anche la Kalia, tipica di Er Rachidia, che è una tajine di agnello con sopra delle uova all'occhio di bue (non so molto altro della ricetta, comunque è ottima). Il pesce si mangia sulla costa, sia grigliato che stufato che fritto. Anche i gamberi sono molto buoni. La frutta è molto saporita, il pane una delizia, cotto sempre al forno. Infine i dolcetti, ottimi consumati con l'immancabile tè alla menta.




Il viaggio

Dom 5: Italia – Casablanca
Voliamo con la Royal Air Maroc, partenza tutti e 7 da Roma Fiumicino, arrivo a Casablanca alle 20:30, un'ora in meno di fuso. Volo tranquillo, 3 ore circa, cena a bordo, nessun problema alla riconsegna bagagli. Alla Europecar, immediatamente all'uscita dei voli internazionali, ritiriamo le due Fiat Palio (nuovissime, con 2000 km). Paghiamo le tasse di consegna e gli extra: un guidatore addizionale per ogni auto e la polizza Casco. Lascio in garanzia la fiche in bianco della mia carta di credito (vanno bene solo le carte con il numero in rilievo). Attenzione a farsi annotare sul contratto tutto ciò che non va sulla vettura (graffi, ammaccature ed il livello del carburante); per il rilascio gli impiegati sono tranquilli e pressappochisti, ma non lo saranno alla consegna! Non abbiamo avuto problemi, comunque.
Caricati i bagagli e cambiato buona parte dei nostri soldi in dirham, imbocchiamo l'autostrada (5 dh a vettura, ma l'impiegato del casello prova ad estorcerci di più). Grazie alla cartina della città non ci mettiamo molto a trovare l'hotel. Essendo il gruppo formato da due coppie e da tre ragazze (una sono io), prendiamo due doppie ed una tripla; faremo così per tutto il viaggio. Propongo una girata per Casablanca ma il gruppo è distrutto dalla stanchezza, così tutti a nanna.

Lun 6: Casablanca – Rabat – Salè - Meknes
Sveglia alle 7 e colazione al bar sotto l'hotel. Partiamo per Rabat attraversando Casablanca. Ci rendiamo subito conto di quanto sia difficile guidare in Marocco, con auto, biciclette e persone che circolano a casaccio su qualsiasi strada (autostrade comprese); in particolare segnalo la presenza di somarelli contromano, li troveremo un po' in tutto il paese. Riflessi pronti, quindi.
Con l'autostrada (18 dh a vettura) siamo a Rabat alle 11. Vediamo la torre di Hassan e poi andiamo in centro. Parcheggiamo davanti al Museo delle arti marocchine (che però non vediamo), una posizione strategica per vedere la Casbah degli Oudaia e la medina. Lasciamo i bagagli in macchina senza paura, tanto c'è il parcheggiatore.
Dopo un pranzo ai chioschi nella medina (io scelgo del pesce fritto che poi scopro essere una murena, ma è squisito), andiamo in auto alla Necropoli di Chellah.
Da vedere a Rabat:
Torre di Hassan: bello, un enorme minareto incompiuto, le cicogne ci hanno fatto il nido sopra. Visitabile solo dall'esterno. Ci si arriva in macchina.
Mausoleo di Mohammed V e di Hassan II: accanto alla torre. Un tripudio di oro e legni pregiati.
Casbah degli Oudaia: molto bella, arrivate alla terrazza panoramica sull'oceano, poi proseguite verso destra passando per il Cafè Maure (dove potete prendere un tè), da lì una porta vi condurrà ai giardini andalusi. Tornando fermatevi a vedere l'esterno del Museo degli Oudaia, l'ex dimora del sultano Moulay Ismail. Potete anche entrare (orario 9-11:30 e 15-17:30, 20 dh), contiene una collezione di ceramiche, tappeti e strumenti musicali, gli stessi che vedrete in tutti i musei marocchini che prima erano palazzi reali. Consiglio di entrare in questi posti valutando l'importanza dell'architettura del museo/palazzo piuttosto che quella degli oggetti in esso contenuti.
La medina: inizia appena usciti dalla casbah, una strada pedonale larga ed affollata vi condurrà ai vari suk.
Museo archeologico. E' in rue Al-Brihi, aperto dalle 9 alle 11:30 e dalle 14:30 alle 17:30 (in estate fino alle 18:30, tranne durante il Ramadam). Ingresso 20 dh. Noi non ci siamo stati ma dovrebbero esserci reperti romani interessanti, la maggior parte dei quali provenienti dal sito di Volubilis. Il problema è che questo museo andrebbe visitato dopo Volubilis ed invece noi ci passaiamo prima.
Necropoli di Chellah: molto bella, immersa nel verde, cicogne ed altri uccelli hanno fatto il nido in mezzo alle rovine. Orario continuato 9-18. 10 dh. Piccola mancia al vero falso parcheggiatore.

Con le auto ci spostiamo a Salè, subito fuori Rabat (basta percorrere il ponte sul Bou Regreg e siete arrivati). Attenzione a segnarsi dove lasciate la macchina, la medina è un vero labirinto.
Da vedere a Salè:
la medersa: una delle poche scuole coraniche in cui si può accedere anche alla terrazza, con un panorama stupendo sui tetti della medina. Orario 8/12 e 14:30/18. Ingresso 10 dh. Noi però l'abbiamo trovata chiusa per restauro, informatevi bene sulla sua riapertura, in caso negativo potreste anche decidere di saltare Salè.

Alle 15:30 partiamo per Meknes, 2 ore e mezza di autostrada (28 dh a vettura). Appena arrivati cerchiamo di lasciare le auto al parcheggio della porta Bab Mansour perché il nostro albergo è nella medina. Incontriamo però Abdelouahed Elhirech, guida ufficiale che ci fa proseguire e lasciare le auto nella medina, in un posto più vicino all'hotel. Sotto la pioggia mi metto d'accordo con la guida per la giornata successiva, se il tempo è bello la mattina consiglia di andare subito a Volubilis ritornando poi a vedere Meknes. E' più facile che piova nel pomeriggio in questa stagione.
Prendiamo possesso delle nostre camere all'hotel Riad e ceniamo lì. E' un posto veramente bello, con poche stanze, una diversa dall'altra, con letti a baldacchino, veli, ceramiche ecc. Acqua calda e riscaldamento, qualche problema solo con la "stanza tenda berbera" capitata ad Ermy e Donatella, lì c'è un gran polo (come sarà sotto la tenda berbera originale, forse ci vogliono preparare psicologicamente), ma è solo un problema elettrico. Poi vince la stanchezza, alcuni di noi fanno strani sogni di sultani e concubine, forse indotti dalla simbiosi con l'arredamento in stile. Io ho un conflitto al buio con una mummia (che non è un fantasma che ha sbagliato viaggio ma la nostra amica Patrizia).

Mar 7 : Meknes – Volubilis - Fes
La mattina è bel tempo, quindi si parte per Volubilis con la nostra guida Abdelouahed. Il sito è a 30 km da Meknes, aperto tutto il giorno, l'ingresso costa 20 dh. Si tratta delle rovine romane più importanti del Marocco. Per visitarle bene consiglio di rimanerci almeno un'ora e mezza. La città probabilmente era abitata già nel Neolitico; nell'era cristiana divenne una delle capitali del regno di Giuba II di Mauritania. Nel periodo più florido vivevano a Volubilis ben 20.000 persone. Vi abitò anche l'imperatore Caligola. Dopo l'invasione da parte delle tribù berbere e la fondazione di Fes, la città iniziò una inesorabile decadenza che ebbe come momento terminale il terremoto del 1755, che rase al suolo la maggior parte degli edifici. Rimane in piedi l'arco di trionfo, che segna l'inizio della strada principale della città, il decumano massimo. Su questa strada affacciavano le dimore più sontuose; oggi ne rimangono i bei mosaici, presenti soprattutto nella casa delle Fatiche d'Ercole ed in quelle delle Quattro stagioni, di Bacco e del bagno delle Ninfe. Le statue ritrovate in queste case non sono qui ma al museo archeologico di Rabat. Una delle più interessanti dovrebbe essere il cane di Volubilis. Abbiamo visto il sito in una mattina di sole, tutt'attorno campagne di un verde che pare possibile solo in Irlanda. Invece siamo in Africa! Anche qui, comunque, le cicogne hanno approfittato delle colonne per allestirci i loro nidi.
Ci spostiamo nella vicina (5 km) città santa di Moulay Idriss. Per un musulmano arrivare qui equivale ad un pellegrinaggio alla Mecca. Bisognerebbe visitarla durante il grande pellegrinaggio a fine agosto e inizio settembre. Salite per le stradine. Il suk c'è il sabato mattina. Attenzione perché essendo una città santa non è consentito ai turisti di fermarsi a dormire. Anche i monumenti sono chiusi ai non musulmani.
Con le nostre auto torniamo a Meknes e dopo una sosta al belvedere panoramico, le lasciamo a la Bab Mansour. Non contando la breve sosta a Rabat, questa è la prima volta che ci immergiamo in una medina marocchina. Nella medina la nostra guida Abdelouahed ci conduce nei seguenti posti:
mercato coperto. E' in place El Hedim. Lo troviamo straordinariamente pulito ed ordinato; meravigliosi i banchi di dolci, di spezie e quelli delle olive.
Museo Dar Jamai. Non ci fermiamo perché oggi, martedì, è il giorno di chiusura. E' uno dei tanti musei delle arti e tradizioni marocchine, ricavato da una sontuosa dimora della fine del XIX secolo. Parlano bene delle sala dell'harem e della sala dei ricevimenti.
Bab el Jedid, il mercato delle pulci. Ognuno vende la sua roba, è quella specie di Porta Portese che potete ritrovare nel quartiere di El Alto a La Paz, sotto la moschea di Beyazit ad Istanbul ed in moltissimi altri posti al mondo: è quel luogo universale e particolare che vi fa ricordare casa vostra, e poi subito appresso quanto essa sia lontana. Non ve lo perdete.
La madrasa Bou Inania. E' la scuola coranica. Molto bella. Orario 9-12 e 15-18:30, ingresso 10 dh. Vi racconto cos'è successo. Mentre visitiamo le celle degli studenti io e Abdelouahed parliamo dell'Islam e della cattiva pubblicità che gli hanno fatto i taliban. Lui mi spiega che in Marocco ce l'hanno a morte con i taliban perché anche se si definiscono "studenti del Corano" non hanno capito nulla di quel libro che studiano sommariamente e a memoria (i taliban sono quasi tutti analfabeti), un libro che non istiga certo alla guerra e all'odio. Conveniamo che i taliban si devono essere messi d'accordo con alcuni preti cattolici per inventarsi i contenuti del Corano. Poi Abdelouahed ci guarda e ci invita a salire velocemente sulla terrazza delle medersa: la medina, quella che fino ad ora ci era sembrata un immenso labirinto sotterraneo, ci appare ora dall'alto, nella luce del tramonto. Dal minareto vicino parte l'immam. Si diffonde sui tetti della città, noi muti ad ascoltarlo. Poi tace il nostro minareto e gli risponde uno più lontano, e così via, in quello che ci sembra un dialogo armonico tra tutte le moschee di Meknes e tra tutti gli uomini. Io piango, e sono la persona più atea del mondo.
Usciamo dalla medina dopo aver attraversato qualche interessante suk (stoffe, ferro battuto, rame), riprendiamo le auto e ci dirigiamo alla città imperiale vera e propria.
I granai Heri Es-Souani. Ingresso 10 dh. Imponenti muri (larghi 4 metri) tenevano in fresco il grano. Scorsese ci ha girato L'ultima tentazione di Cristo. Immense scuderie. Canali sotterranei formavano una riserva d'acqua che doveva servire per tutta la città in caso di assedio. Abbiamo anche un incontro-scontro con un gruppone Francorosso.
Mausoleo di Moulay ismail. Una delle rare moschee visitabili dai non musulmani. Solo le tombe sono chiuse ma si possono vedere dall'esterno. Il gruppone Francorosso ci perseguita ma per fortuna questi saranno gli ultimi turisti che vedremo fino a Marrakech.
Dopo di ciò Abdelouahed vorrebbe portarci ad una "cooperativa" di tappeti ma decliniamo l'invito. Lui sembra un po' contrariato ma riusciamo a defilarci.
Abbiamo anche uno scontro con un falso parcheggiatore, ma ne usciamo incolumi e partiamo per Fes, che dista meno di un'ora. C'è la comoda autostrada (12 dh).

Arrivati a Fes sappiamo che il nostro hotel è molto difficile da raggiungere e chiediamo ad un ragazzetto in motorino di accompagnarci.




Mer 8: Fes
Partiamo con una guida (il falso Mohammed, non ve lo consiglio) che, nonostante la mia esplicita richiesta di NON vedere cooperative, ci porta fuori città e ci spaccia una cooperativa di ceramisti per il suk dei ceramisti, appunto. Nessuno gli crede perché siamo tutti un po' prevenuti nei suoi confronti: ha un falso cartellino da guida con un falso nome e una falsa foto (che neanche gli somiglia). In realtà non ci ha mentito: il suk dei vasai è stato spostato dalla medina fuori città, sulla strada per Taza, a causa del fumo nero sputato dai forni. La nostra guida ci ha portato in una cooperativa dove i prezzi sono altissimi (anche considerando la sua percentuale) ma come visita è interessante: i torni sempre al lavoro, gli enormi forni a legna, cesellatori e artisti abilissimi. Producono il tipico vasellame bianco e blu di Fes. Senza aver comprato nulla ce ne andiamo e lasciamo le auto al limite della medina, lato nord, a Oued Z-houn.
Nella medina vediamo:
il suk dei conciatori Chouara. E' nel lato nord della medina. Ci arrivate seguendo l'odore, ai limiti della sopportabilità. Ma non vi preoccupate: dopo poco ne sarete assuefatti, prendete uno dei rametti di menta che distribuiscono e mettetelo sotto il naso, aiuta. Salite in uno dei tanti negozi con la terrazza che affaccia sulle concerie: godrete del fantastico spettacolo di quelle vasche che sono diventate un po' l'icona di Fes. La concia delle pelli funziona così: prima si eliminano i peli, poi le pelli si immergono in una vasca piena di escrementi di piccione, poi in vasche di calce e infine nelle vasche con i coloranti veri e propri, che sono quasi sempre naturali. Dopo verranno conciate con il tannino e messe a seccare. Nessuno di noi amava molto gli oggetti in pelle ma devo dire che qui si comprano veramente bene.

La madrasa el-Attarin. Non l'abbiamo vista ma vi scrivo l'orario: tutti giorni 8-17, tranne venerdì che è chiusa tra le 12 e le 14. Ingresso 10 dh. Pare siano chiuse le stanze dei filosofi e degli storici. E' nel quartiere dei conciatori.
La madrasa Bou Inania. Era in restauro, cosa che accade spesso, pare sia una specie di fabbrica di san Pietro.
La moschea el-Qaraouiyyin o Karaouine. Non è possibile entrarci ma potete spiare dalla porta di ingresso; la principale è accanto alla madrasa el-Attarin, sul retro invece c'è l'entrata riservata alle donne. Sono aperte in orario di preghiera. Questa moschea, la cui struttura esterna scompare in mezzo alle case e ai vicoli stretti che la circondano, è stata una delle maggiori università dell'Islam. Ci venne a studiare anche papa Silvestro II. Venne fondata da una donna, Fatima figlia di Mohammed el-Feheri, nel IX secolo.
Museo Nejjarin delle arti e mestieri del legno. E' dietro la moschea. Gli oggetti di legno di cedro, disposti su tre piani a seconda del loro uso, non sono niente di che, il palazzo invece è bello, un antico caravanserraglio del XVIII secolo. Durante il protettorato era un commissariato di polizia in cui venivano rinchiusi i nazionalisti marocchini. Orario: 10-17. Ingresso 20 dh.
Museo Dae el-Batha. Non ci siamo stati ma abbiamo sentito dire la stessa cosa di tutti gli altri musei marocchini: bello il palazzo, insignificanti gli oggetti esposti. C'è un campionario degli oggetti tipici dell'artigianato marocchino: tappeti, gioielli, ceramiche, intagli ecc. Orario: 8:30-12 e 14:30-18; chiuso martedì. Ingresso 20 dh.
Gli altri suk. Interessanti il suk dei tintori e quello dell'hennè.
Infine la nostra falsa guida vorrebbe portarci a fare altri acquisti da altri suoi amici, ma noi rifiutiamo. Non pare molto contento e neanche noi siamo molto soddisfatti di come ha svolto il suo lavoro stamattina. Vorremmo ci portasse a vedere altro ma lui si rifiuta, dicendo che se non acquistiamo nulla lui non ci guadagna… E meno male che prima di partire avevamo stabilito niente acquisti! Gli avevamo promesso 150 dh fino alle 16, ma lui ci abbandona a mezzogiorno e così gli diamo solo 100 dh.
Passiamo così il pomeriggio in giro per la medina da soli. Accora non siamo psicologicamente pronti per gli acquisti (ci scateneremo dopo il deserto) e abbiamo anche fatto il tacito accordo di non riempire subito le auto di roba; così giriamo per questo affascinante labirinto, chiacchierando con la gente e pranzando con ottimi panini alle melanzane.
Alle 16 ci rincontriamo e riprendiamo le auto. Andiamo nella città nuova a riconfermare i voli del ritorno e ci prendiamo un tè in un bar di av. Hassan II dove gli avventori sono tutti uomini e stanno vedendo una partita di calcio. Poi torniamo in hotel e, mentre il resto del gruppo va al bagno turco lì vicino (me ne hanno parlato benissimo), io me ne vado un po' in giro da sola per questo quartiere popolare (siamo a place Allal Al Fassi) assolutamente privo di turisti. Mi copro la testa con una sciarpa berbera appena acquistata e funziona, nessuno mi da fastidio. In un internet point conosco la prima persona assolutamente disinteressata al mio portafogli e sono così contenta che non mi preoccupo che magari sia interessato ad altro di me. E faccio bene, perché questo ragazzo che conosco è simpatico ed educato. Trascorro un pomeriggio da ragazza marocchina (o meglio da ragazzo marocchino, visto che le donne queste cose non le possono fare), tra venditori di dolci e di sigarette, che qui si comprano singole, non in pacchetto (buone le Marquise).
Per la cena trovo un localino popolare dove in sette mangiamo pagando come ieri per una persona sola. E mangiamo bene.

giovedì 9: Fes – Ifrane – Midelt – Er Rachidia
Partiamo molto presto, diretti verso sud. Tutto va bene fino a Ifrane, dove veniamo colti da una nevicata. Io sono alla guida della prima Palio, abbiamo fatto il pieno a tutte e due le auto prima di partire, non abbiamo le catene ma non sembrano necessarie. Così continuo, la strada è in leggera salita così scalo marcia e metto in terza, il motore stenta e metto la seconda. Ma il motore stenta ancora e si spegne. Non riparte più. Scendiamo e ci accorgiamo che anche l'altra auto è in panne. Siamo in mezzo alla neve e la prima cosa che ci viene in mente è la benzina che ci hanno messo, forse non era buona. Ma per fortuna, dopo qualche tentativo, le auto ripartono, forse era solo benzina diversa, che doveva entrare in circolo. Proseguiamo e dato il tempo non ci fermiamo alla Foresta dei Cedri, peccato. Ci piazziamo dietro uno spazzaneve e raggiungiamo Midelt, dove pranziamo in un ristorante. Poi la discesa lungo le gole delle Ziz, tra piccole casbah. Il tempo migliora, ora fa quasi caldo, ed il tramonto è stupendo. Ci fermiamo al tunnel del legionario per qualche foto.
Arriviamo a Er Rachidia che non è ancora buio. La città è allegra ma ordinata, strade larghe e gente in bicicletta. Era un'antica città militare che serviva come base alla legione straniera ma fu ricostruita interamente il secolo scorso. Si respira l'aria del sud, quella del deserto. Non vi perdete un giro per il mercato alimentare alla fine di rue M'Daghra. Se andate nel deserto acquistate qui delle sciarpe di cotone per coprirvi dalla sabbia, alle bancarelle in piazza le pagherete pochissimo.
In albergo ci aspetta Ben, la nostra fantastica guida per i due giorni nel deserto, e quando lo vediamo gli chiediamo se è davvero il vero Ben! Si è lui. Peccato che abbia la bronchite e non possa dormire con noi nel deserto: rimarrà all'albergo dove cambieremo le nostre auto con i dromedari.
Ben ci porta a cena in un buon ristorante aperto da poco da un suo amico e lì, davanti al tè alla menta, ci legge le sue poesie sull'amore. Il suo in effetti è un amore tormentato ed ostacolato dalla sua famiglia perché ha scelto di unirsi ad una donna separata con figli (in Marocco un uomo come prima moglie deve scegliere una donna vergine). Ben ci parla delle usanze matrimoniali marocchine e ci spiega come la legge coranica si sia fusa alla legge dello stato.
Riassumendo, in Marocco l'unico vincolo possibile tra un uomo e una donna è il matrimonio, tanto che rapporti sessuali prematrimoniali e adulterio vengono puniti con due mesi di prigione (ma due mesi di prigione sono la punizione anche per due persone che passeggiano mano nella mano e per gli omosessuali – una curiosità: pare che il re stesso sia omosessuale). Naturalmente questo vale soltanto per i cittadini marocchini, non per gli stranieri. In Marocco ciò che conta di più è la prole. Quando un uomo ha più o meno 40 anni può permettersi di prendere una moglie e pagare il prezzo della sposa (che è il contrario della dote: ovvero l'uomo compra la discendenza che sua moglie darà ai suoi figli). La donna scelta deve essere vergine e molto più giovane (di solito sui 18-20 anni). Se una donna non riesce ad avere figli, l'uomo la può ripudiare (spesso sono gli uomini ad essere sterili ma danno la colpa alle donne) oppure prendere un'altra moglie, ma solo se la prima è d'accordo. Naturalmente se una donna deve scegliere se essere ripudiata oppure avere una rivale decide per la seconda possibilità, dato che una ripudiata non ha vita facile. In questo caso la poligamia sembra venire in aiuto delle donne! Un uomo può avere fino a quattro mogli, se ha già raggiunto il limite e ne vuole una quinta non ha che da ripudiare una delle quattro.
Vita difficile per le donne marocchine, quindi. Nelle città se ne vedono tante per strada a chiedere l'elemosina: sono mogli ripudiate che non hanno altra alternativa. Ben ci racconta storie che ci fanno inorridire: l'uomo che dopo aver ripudiato tre mogli perché non gli davano figli, scopre di essere sterile; la ragazza che si innamora di un italiano che la porta a Milano e la fa prostituire. Tutti suoi conoscenti. Ma Ben non è così, ci tiene a precisarlo sia con noi che con i suoi connazionali, e ci conforta la grande stima che molti marocchini hanno per lui. Magari qualcuno lo ascolterà!

venerdì 10: Er Rachidia – Erfoud – dune di Merzouga – notte nel deserto (Er Ghebbi)
Facciamo colazione con dolci comprati alle bancarelle e partiamo con Ben. Facciamo 20 km di strada asfaltata ed arriviamo alla Fonte Blu di Meski, che però è stata trasformata dalla Legione Straniera in una vasca di cemento. L'oasi è molto bella, comunque. Da lì inizia una strada sterrata ma non ancora sabbiosa, che ci conduce ad Erfoud, la cittadina al limite del deserto che sarà l'ultima occasione per rifornirci di acqua e di provviste per il pranzo. Ormai pranzeremo sempre così, acquistando nei negozietti di alimentari il nostro pic-nic tipo: pane (sempre fresco e sempre ottimo), formaggini confezionati, olive, tonno normale o al pomodoro, mandarini, banane e, naturalmente, acqua.
Ben ci porta nello ksar di Maadid, veramente bello e perfettamente conservato. Qui Ben ci introduce in una casa di suoi amici. E' una famiglia abbastanza importante, dove il marito ha i soliti vent'anni più della moglie. Hanno tre figli e vivono in una casa di fango all'interno dello ksar, una tipica casa berbera con un pozzo al centro della cucina-salotto e un bagno con un serbatoio per i liquami che viene svuotato periodicamente. Ben ha portato loro un regalo e ci stupiamo nel vedere che è… un cellulare!!! Pare che lì ci sia un ottima ricezione grazie ad un ripetitore installato di recente, i cavi telefonici invece non sono stati ancora costruiti. Mentre Ben illustra tutte le funzioni del telefonino all'attento padrone di casa, la nostra amica Cristina si commuove: finalmente anche loro potranno comunicare con il mondo!
Lasciamo la famiglia e riprendiamo le auto. Regaliamo qualcosa per la scuola ai bambini che ci vengono intorno e in quel momento noto che Ben sta distribuendo delle monete. Conosce i ragazzi più poveri e li aiuta periodicamente. Mi chiedo come faccia, dato che guadagna 15 euro al giorno, i giorni che lavora. Ben viene rispettato da tutti ed accolto sempre cordialmente, sembra un'autorità da queste parti. In genere quando noi italiani notiamo una cosa del genere pensiamo sempre ad un padrino di mafia. Non è questo il caso, però. Ben è un puro. Io credo che in passato abbia fatto qualcosa di buono per questa gente, e che stia continuando.
Imbocchiamo così le piste sabbiose. Tra Erfoud e Merzouga ci sono 50 km: 17 sono strada, il resto pista. Ben si mette alla guida della prima auto, il nostro amico Ermy della seconda. Nel frattempo è iniziata una vera e propria tempesta di sabbia e temiamo tutti di non poter fare l'escursione nel deserto. La pista è invisibile, praticamente la vede solo Ben. Impensabile, quindi, avventurarsi qui senza una guida esperta. Bisogna tenere il motore sempre su di giri e fermarsi il meno possibile. In alcuni tratti la sabbia ha invaso la pista. Ben oltrepassa facilmente l'ostacolo, Ermy invece… si insabbia. Iniziano le procedure per tirar fuori la macchina.

Se vi insabbiate, ecco come dovete fare: scuotete lateralmente l'auto per far scivolare la sabbia sotto le gomme, poi cercate delle lastre di pietra grandi il più possibile e piazzatele davanti alle ruote motrici, quelle anteriori nel nostro caso. Mettete uno alla guida ed il resto della gente a spingere da dietro, ingranate la prima (mai la retromarcia) e via! A nulla serve il cavo da traino (che avevo portato dall'Italia), anzi: cercando di trainare l'auto di Ermy insabbiamo anche la nostra e quasi stacchiamo una mano al povero Ben. Non guardate la foto, perché era il primo tentativo ed avevamo sbagliato tutto.

(NDR: adesso la pista che collega Rissani a Merzouga…. è stata asfaltata!)

Consuntivo della giornata: Ermy insabbiato due volte, noi una ma solo per aver cercato di tirarlo fuori. L'indomani Ben ci confesserà che siamo i primi turisti che vede insabbiarsi in questo pezzo di strada. Noi, contenti del primato, facciamo un applauso ad Ermy. Immaginateci tutti a spingere le auto, con la sabbia che vola da tutte le parti e le ruote che hanno scavato una voragine. Immaginateci però ridere come matti mentre spingiamo, perché siamo un gruppo unito e pronto alle difficoltà. E veniamo premiati: primo perché la tecnica dei pietroni funziona, secondo perché il cielo si apre magicamente e spunta il sole.

Quel sole che ci permette, una volta arrivati all'hotel Casbah Le Tuareg di Merzouga, di lasciare le macchine e prendere i dromedari per la nostra meravigliosa escursione nel deserto. Non prima, però, di aver pranzato con le nostre provviste e di aver salutato Ben. La nostra carovana è composta da noi 7, dai due cammellieri e da due ragazzi americani.
Il dromedario non è così scomodo come lo dipingono, l'unico problema è che non ha le staffe, quindi i piedi ciondolano e ve li sentite pesanti. Io andavo alla Lucky Luke, sdraiata con i piedi sul dorso del dromedario, una posizione buffa ma comoda. La nostra amica Patrizia invece è salita, ha fatto circa venti metri, e poi ha chiamato il cammelliere: "Eccovia, je voudre de scendre!", sua celebre frase. Se l'è fatta tutta a piedi. Camminare sulla sabbia diventa meno faticoso se si percorre la parte dura delle creste delle dune. Ci vogliono due ore per arrivare al campo, dove ci aspettano altri due ragazzi berberi e un gatto. Quindi in tutto 13 persone, un gatto e i cammelli. Poi deserto a perdita d'occhio. In questo accampamento che la notte di Capodanno aveva ospitato quasi 200 persone SIAMO SOLI! Il sole tramonta e salgo sulla grande duna per accertarmi che intorno ci sia deserto e solo deserto: è vero, non si vede altro che sabbia rossa, e cielo. Mi dicono che poco più in là è Algeria, il confine ovviamente non è segnato.
Cala la notte e facciamo festa sotto la tenda. I cammellieri hanno preparato un'ottima kalia. Dopo cena ci intrattengono suonando e cantando. Facciamo anche un falò ma fa freddissimo e così preferiamo starcene sotto la tenda.
Cosa dovete portare per l'escursione nel deserto: uno zainetto che verrà caricato sul dromedario. Conterrà (se andate in inverno come abbiamo fatto noi) vestiti molto caldi, salviettine umidificate e fazzolettini, una torcia elettrica, occhiali da sole, sciarpa (meglio se berbera) per ripararsi dal sole e dal vento e naturalmente l'acqua che vi servirà per i due giorni. In inverno nel deserto si beve molto poco, a causa del clima secco. Portate anche il sacco a pelo pesante, i cammellieri porteranno delle coperte addizionali (servono) e i materassini. Qualcuno ci aveva detto che non avremmo trovato le posate per mangiare, invece c'erano. La mattina danno solo il tè, quindi portatevi qualcosina da mangiare.
Raccomandazione: non sporcate il deserto, per esempio quando fate i vostri bisogni. Anche se seppellite la carta, essa tornerà in superficie al primo soffio di vento. Buttatela invece in un cestino che vi riporterete indietro, oppure improvvisate un fuocherello sulla sabbia.




Sabato 11: Deserto - Merzouga - oasi di Rissani – Gole del Todra
Ci svegliamo un po' dopo l'alba. Abbiamo dormito comodi e caldi, tutti quanti insieme sotto la tenda berbera. Riprendiamo i dromedari per tornare indietro, la nostra cara Patrizia neanche ci prova a salire in sella, io riassumo la posizione Lucky Luke e via! Ritroviamo Ben all'albergo Le Tuareg e con lui ripartiamo. Ci porta in un villaggio dove vivono degli immigrati dal Mali e dal Niger.

Veniamo accolti da una famiglia di suoi amici, una famiglia allargata perché sotto lo stesso tetto vive un bel po' di gente. Ragazzi dalla pelle molto scura, bellissimi nei loro vestiti bianchi, ci intrattengono con uno spettacolino delle loro danze e ci offrono il tè nel cortile di casa. Sono davvero bravi, Ben ci spiega che sono tutti della stessa famiglia, fratelli o cugini. Uno di essi, il più anziano (avrà 25 anni), ha una certa autorità da padrone di casa. Poi arriva una donna anziana e Donatella, il medico del gruppo, le esamina un inizio di artrite ad una mano. Ben traduce. Pare che lì di dottori non se ne vedano spesso. Lasciamo una mancetta (10 dh a testa) ai ragazzi e li salutiamo. Altra sosta alla casbah di Rissani, veramente bella (si paga un ingresso di 7 dh) e poi partiamo in direzione gole del Todra.
Arrivati a Tinehrir, il paesaggio cambia, la strada che sale verso le gole del Todra costeggia villaggi edificati contro le pendici della montagna, la terra di colore rosso ogni tanto si apre ed evidenzia spaccature che contengono macchie di vegetazione verdissime oltre a notevoli appezzamenti utilizzati come colture, ecco il segno tangibile della presenza di acqua, sullo sfondo del paesaggio vi sono degli strani rilievi, sembrano montagne con la sommità spianata, molto simili a dei canyon.
Il nostro albergo, hotel Les Roches, è stato costruito contro la parete a picco della gola. Il torrente scorre a pochi metri dall'ingresso, e per raggiungerlo, bisogna attraversare una piccola passerella fatta di assi. Ben è ancora con noi, tornerà a Er Rachidia il giorno dopo. Cena, una bella doccia e poi nanna.

Domenica 12: Gole Todra – Gole Dades - Ouarzazate
Dopo colazione andiamo a camminare nella gola. Molto bello il paesaggio, peccato che stiano asfaltando tutta la strada. E' pieno di operai, il gruppo contratta per vendermi ad uno di loro (30 cammelli è l'ultimo prezzo, un po' pochino secondo me). E' possibile anche fare delle arrampicate sulle pareti di roccia. Stiamo fuori circa 3 ore, al nostro ritorno in hotel scopriamo che Ben ha trovato un passaggio in macchina per Er Rachidia ed è partito. Ci lascia un bel biglietto. Era proprio lui il vero Ben!!! Ci scriviamo ancora via mail.

Partiamo per le gole del Dades e come degli stupidi… ci perdiamo la seconda macchina! Praticamente ci sorpassano senza vederci, convinti che siamo avanti a loro. Insomma: loro corrono credendo di doverci riprendere, noi partiamo all'inseguimento. Ogni tanto chiediamo ai passanti se hanno visto la loro auto: si, sono dieci minuti avanti. Alla fine li frega un'emergenza fisica (bagno) e li raggiungiamo. Erano ancora convinti che fossimo davanti a loro e stessimo correndo come pazzi.
Compriamo il pranzo e andiamo a mangiarcelo in un punto panoramico delle gole del Dades. Paesaggio molto bello, è la via delle Casbah.
In questi luoghi vi sono state girate numerose scene di 'Lawrence d'Arabia' .

Poi di nuovo via e sosta al tramonto in un posto da sogno: la casbah Amridil di Skoura. Si fatica un po' a trovarla (prima finiamo in uno ksar privato molto bello), è fuori città e ci si arriva con una strada sterrata e sassosa. Ci accoglie lo strano custode Nazih, che ci urla "Jalla Jalla" e ci fa correre su per le scale di fango per fare in tempo a vedere il tramonto dalla terrazza. Poi ci offre il "Whisky berbero", che non è altro che il vecchio sano tè alla menta. E' davvero simpatico. Ci illustra la vita nella casbah: quella degli antichi proprietari e quella della sua famiglia, che ora ci vive. E' un posto meraviglioso, immerso in un lussureggiante palmeto. Si può dormire lì ma abbiamo già prenotato l'hotel a Ouarzazate e poi allungheremmo troppo la tappa di domani, dobbiamo proseguire. Salutiamo Nazih; gli lasciamo 50 dh di mancia e tutta la nostra invidia per il posto in cui vive.


Proseguiamo per Ouarzazate, la attraversiamo e troviamo lo splendido hotel de la Vallée. Oddio, splendido sarà d'estate (piscina, ristorante all'aperto), adesso lo definiamo gelido.

Lunedì 13 : Ouarzazate – Ait Benhaddou - Taroudannt
La mattina era prevista una visitina veloce a Ouarzazate ma per un imprevisto la saltiamo. Le auto che abbiamo affittato sono nuove e oggi scade il permesso di circolazione, che è ancora provvisorio. Andiamo all'ufficio della Europecar, siamo d'accordo che ci avrebbero rinnovato il permesso. Invece ciò non è possibile e ci cambiano le auto, facendoci perdere un sacco di tempo. Ce ne andiamo, infine, con un'altra Fiat Palio e una Pegeaut 206. Non c'è più tempo per visitare Ouarzazate. Ci informiamo su ciò che abbiamo perso:

In realtà non molto perché la città è di recente costruzione, un'altra ex guarnigione della legione straniera. Come se non bastasse il governo marocchino ha deciso di alleggerire il peso turistico di Marrakech e di fare di Ouarzazate uno scalo obbligato per raggiungere il sud. La popolazione è quadruplicata negli ultimi anni (60.000 persone) e il vicino deserto si è riempito di cantieri in costruzione. L'aeroporto sforna charter di turisti che se ne vanno nei villaggi turistici. Qui c'è un attimo clima tutto l'anno, siamo su un altopiano a 1160 metri.
Forse l'unica cosa da visitare è la casbah di Taourirt, 1,5 km. fuori dalla città, sulla strada per Tinerhir (seguite le indicazioni per il Club Mediterranee – persecuzione, c'è anche qui!!!). Si entra dalle 8 alle 18, ingresso a pagamento (20 dh). E' un complesso ancora abitato di edifici a più piani di fango e terra cruda affiancate da torri merlate, è possibile visitare l'interno con la camera della favorita con stucchi e soffitti in legno di cedro.
In primavera vi si svolge un festival folcloristico.

Alle 11 della mattina, finalmente, possiamo partire. Arriviamo ad Ait Benhaddou (33 km dopo Ouarzazate, se venite da qui prendete la strada per Marrakech, poi dovrete fare una deviazione di una decina di chilometri. Se invece venite da Marrakech state attenti perché le prime indicazioni che incontrerete portano ad Ait Benhaddou attraverso una pista difficilmente percorribile, il bivio della strada normale viene dopo); visitiamo questa meravigliosa Casbah, il luogo dove sono state girate molte delle scene di Lawrence d'Arabia. Ora il Marocco è riuscito a far nominare la città Patrimonio dell'Umanità e a ricevere i fondi necessari al suo restauro. Questa fortezza di terra e paglia si stava infatti sgretolando a causa delle piogge. Purtroppo qui non ci vive quasi più nessuno, sono tutte bancarelle turistiche. Una signora e una bambina vogliono che io entri a casa loro, che fotografi tutto quanto e che le paghi. Forse è il cinema che ha dato alla testa a questa gente, da quando il Marocco è diventato il set preferito di grandi registi i marocchini considerano le loro case delle locations. Oppure è sempre lo stesso turismo di massa che corrompe l'anima.

Partendo all'una da Ait Benhaddou ed imboccando la statale P32, arriviamo a Taroudannt alle 16. La cittadina ci appare subito molto graziosa, con la cinta di mura color ocra, un clima mite, dei suk poco turistici (meravigliosi quelli dei tessuti) e le donne che girano avvolte in veli azzurri (una moda recente).
Nel complesso questa cittadina vale la visita.

martedì 14 : Taroudannt - Marrakech
Lasciamo Taroudannt a mezzogiorno e ci dirigiamo verso Marrakech. Bisogna fare la strada del passo Tizi-N-Test, che è una delle più belle strade di montagna del Marocco, scrivono tutte le guide. Adesso però è coperta di neve e noi non abbiamo neanche le catene. Per fortuna che qui arrivano sempre, provvidenziali, gli spazzaneve. Ci mettiamo 5 ora per percorrere i 176 km che separano Marrakech da Taroudannt.
Arriviamo a Marrakech alle 17, scarichiamo i bagagli all'hotel Ali e lasciamo le macchine in un parcheggio custodito poco distante, che ce le tiene per 10 dh al giorno. Le auto infatti non servono a Marrakech.

mercoledì 15 : Marrakech
Ci sono tantissime cose da vedere, e soprattutto da acquistare a Marrakech. Noi ci diamo da fare.
Innanzitutto piazza Jemaa el-Fna (la piazza degli impiccati). Al tramonto la folla dei suk si riversa in piazza: suonatori, incantatori di serpenti, saltimbanchi, danzatori, donne che fanno l'henné, venditori, e tanti banchetti che preparano cibo, da ognuno si alza una coltre di fumo.
Poi gli immensi souk (impossibile, per me, non fare acquisti in quello del ferro battuto).

A parte la grande Moschea, in cui possono entrare solo i musulmani, potete visitare più o meno tutti i monumenti di Marrakech:
il Minareto della Koutoubia,
il Palazzo el-Badi (detto "l'incomparabile", è qui che da maggio a giugno si svolge il festival del folclore),
le Tombe sadiane,
il Palazzo della Bahia (detto "La brillante", nel momento in cui scrivo è ancora in restauro),
il Museo d'Arte Marocchina presso il Dar Si Said,
la splendida Medersa Ben Youssef uno degli più interessanti edifici islamici della città.

giovedì 16 : Marrakech – Essaouira
A mezzogiorno partiamo per Essaouira. Due di noi, con qualche problema di salute (leggi cagotto), scelgono di rimanere un altro giorno a Marrakech e raggiungerci a Casablanca saltando Essaouira. Gli lasciamo una delle auto e tutti i bagagli (facciamo solo uno zainetto per la notte), ce li riporteranno a Casablanca.
La strada da Marrakech è bella e dritta, arriviamo ad Essaouira alle 16. All'interno delle mura non possono circolare auto, lasciamo la nostra Palio nel parcheggio a pagamento davanti al porto (tariffe esposte, controllate che le rispettino) e andiamo a vedere il tramonto sui bastioni e l'arrivo del pesce al porto. La cittadina è veramente graziosa, un'oasi di silenzio rispetto all'affollamento delle città imperiali. Qui Orson Welles è venuto a girare Othello. Sui banchetti del lungomare, contrattando, si può mangiare dell'ottimo pesce a poco prezzo. Le vie sono larghe e molto belle, anche i negozietti sono caratteristici, i commercianti non sono aggressivi come in altre città visitate e la merce si può osservare quasi indisturbati. La spiaggia è grande, l'oceano sarebbe invitante, se non facesse ancora freschino (niente a confronto con il resto del viaggio però).

venerdì 17 : Essaouira – Casablanca
Mangiamo il pesce alle bancarella del porto, sotto un bel sole. Torniamo a Casablanca (4 ore e mezza di viaggio) e dormiamo all'hotel dell'andata.

sabato 18: casablanca - italia...

Sarita

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