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Sardegna Sconosciuta III parte.
Written by: Matteo

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Dieci giorni nel Supramonte sardo fra grotte, canyon, spiagge nascoste ed antiche foreste. Giorni: V e VI.

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V Giorno: ancora Flumineddu e Gorropu
Il canyon continua fra cascate quasi asciutte e laghetti da attraversare a nuoto. Per non bagnare i bagagli abbiamo un piccolissimo canottino da bambini sul quale traghettiamo lo zaino che contiene i vestiti, i sacchi a pelo e parte dei viveri; l'altro zaino, con le corde, l'attrezzatura ed i viveri che non temono l'acqua lo portiamo a nuoto. Dopo alcune ore raggiungiamo la confluenza con la Codula Orbisi: questo è l'unica via di accesso intermedia di tutto il canyon.
Sulla riva di un laghetto troviamo una coppia di tedeschi, Steffi e Markus, della nostra età che chiedono di unirsi a noi per non rifare in salita e con gli zaini da trekking tutta la strada che hanno fatto per scendere. Gli spieghiamo che dovranno attraversare parecchi laghetti senza una muta, che ci potrebbero essere ancora calate con la corda ecc., ma loro insistono: io e Maurilio siamo per il libero arbitrio anche nell'avventura e li facciamo venire con noi.

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Attraversiamo un paio di laghetti, ci caliamo da un piccolo precipizio (per loro, che non hanno attrezzatura, inventiamo un sistema di corde buffissimo, legandoli fra un albero di fico ed una pietra cava) ed arriviamo al punto più spettacolare del Gorropu: il fiume ha sfondato una parete rocciosa ed entra in una grotta, la segue per un centinaio di metri e rispunta dall'altra parte, la grotta va percorsa interamente a nuoto ed è illuminata da "pozzi di luce", buchi nel soffitto creati dalla corrosione.
L'acqua è, ovviamente, freddissima: Steffi e Markus si guardano un po' preoccupati prima di attaccarsi alla corda che porta fino all'acqua, noi, con un paio di viaggi, portiamo tutti i bagagli dall'altra parte. I nostri compagni di viaggio si tuffano e nuotano a tutta birra fino all'uscita, dove arrivano con un poco invidiabile colorito viola, tutti tremanti, ma sani e salvi.

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Qui l'acqua sparisce inghiottita dal terreno, mentre noi ci leviamo le mute da sub Steffi e Markus si mettono al sole a "scongelare"; Maurilio spacca contro le rocce una specie di durissimo mattone di cioccolata fondente col quale celebrare l'uscita dalla grotta.
L'acqua è finita, le dicese da fare con la corda anche, ma il canyon no, anzi siamo nella parte più profonda, con pareti alte anche 250 metri!!!
Ci raggiunge un gruppetto di milanesi che hanno fatto lo stesso percorso dei due tedeschi (però con mute e corde) e continuiamo tutti insieme a farci strada fra giganteschi massi caduti: tutta la montagna è un fuoriscala, tanto che più che essere il canyon ad apparire immenso, siamo noi che ci sentiamo piccoli come puffi.
Quando le pareti rocciose finalmente si aprono sulla valle è ormai il tramonto. I due ragazzi tedeschi sono distrutti e, trovata una sorgente d'acqua, si fermano e ci salutano. Continuiamo con i ragazzi di Milano orientandoci sempre peggio man mano che il buio avanza. E' ormai notte fonda quando troviamo le loro auto, gentilissimi ci portano in macchina fino alla Zorro-mobil evitandoci un giorno di cammino!
Buttiamo tutto in macchina, prendiamo la prima strada sterrata che troviamo e, trovato un praticello decente, ci passiamo la notte (una breve notte visto che sono quasi le 2:00).

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VI Giorno: Cala Goloritzè
Ci svegliano i soliti maialini pelosi accompagnati da qualche mucca dalle grandi corna: in tutta la zona del Supramonte, ovunque si vada, anche nei posti più incredibili, si trovano maialini, asini, capre, mucche, galline e cavalli che vanno in giro per i fatti loro.
Meta del giorno è Cala Goloritzè, una piccolissima spiaggia da cui si innalza una guglia rocciosa alta 150 metri che vogliamo scalare domani.

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Facciamo la spesa a Baunei e partiamo per la Piana del Golgo. In una discesa su uno sterrato vado a schiacciare il freno ed il pedale cade giù! Mi avvinghio al freno a mano con tutte le forze mentre con la sinistra tengo il volante cercando di mantenere la macchina in strada, Maurilio, ignaro di tutto, mi guarda perplesso e dice: "Scusa, ma cosa staresti facendo?", io riesco a farfugliare qualcosa, Maurilio capisce e si mette a tirare il freno anche lui. Non so se vi è mai capitato qualcosa del genere, ma fermare una macchina che corre in discesa con il solo freno a mano non è affatto facile come si potrebbe pensare.
Finalmente riusciamo a domare la Zorro-mobil e, in prima a 10 Km/h, torniamo sulla statale. Baunei è in fondo ad una discesa ripidissima che non sappiamo come fare: raggiungiamo il meccanico del paese in autostop, questo ci da una bottiglietta di olio dei freni e dice: "versatelo nel serbatoio dei freni e, prima che coli tutto per terra nuovamente, correte qui!". Il metodo non è molto scientifico ma funziona: l'olio finisce giusto giusto sulla porta dell'officina...
Riparata la macchina, all'ora di pranzo raggiungiamo la Piana del Golgo. Si tratta di un posto molto strano: un altopiano boscoso con alcuni piccoli laghetti, tante mucche e, proprio al centro, un buco profondo 300 metri! Avete capito bene: un buco, lago come il soggiorno di una casa, e tanto profondo che la Torre Eiffel c'entrerebbe tutta!
Siamo stanchissimi, Maurilio si addormenta in macchina, io sotto un ulivo. Mi sveglio sentendo i passi di un vecchio pastore, che mi ha visto e si avvicina incuriosito; ci mettiamo a chiaccherare e mi racconta un sacco di cose su queste montagne: gli chiedo in particolare degli animali che si incontrano ovunque e lui mi spiega che capre, cavalli, mucche, maialini ecc. hanno tutti dei padroni, ma girano liberi e da soli perché conoscono perfettamente la strada di casa e ci tornano quando vogliono!

Anche Maurilio si sveglia, facciamo i bagagli, lasciamo l'auto dalle parti del Golgo e partiamo per Cala Goloritzè. Un sentiero bellissimo, che supera un passo e scende in una valle, ci porta fino al mare in meno di 2 ore. La prima cosa che appare è, ovviamente, l'altissima guglia a picco sul mare.

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La sera ci fermiamo a dormire sulla spiaggia, ma il tempo peggiora improvvisamente e siamo costretti a riparaci in una grotta. Trascorriamo una notte terribile ed insonne lottando contro migliaia di zanzare che ci hanno colto del tutto impreparati: fin ora non ne avevamo incontrata nemmeno una...

Written by:
Matteo

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