
Description:
Turchia, Siria, Giordania e Israele in moto: Appunti di Viaggio 1999
Quando, nel 1999, abbiamo deciso di creare il CAFE' DI FIAMMA e abbiamo chiesto ai nostri lettori di mandarci le loro storie Claudio è stato il primo a rispondere, inviandoci questo articolo che, insieme al mio pezzo su Praga, ha innaugurato il CAFE' !!
Tanti auguri per i tuoi viaggi Claudio,
Fiamma.
Partecipanti:
Claudio e Lucia, 33 e 32 anni, entrambi motociclisti e con una lunga esperienza di motoviaggi in giro per l'Italia e l'Europa. I biglietti dei traghetti Bari-Igoumenitsa, Haifa-Rodi e Patrasso-Bari sono stati acquistati in anticipo ed alcuni alberghi - Istanbul, Damasco, Amman e Gerusalemme - erano stati prenotati anch'essi dall'Italia.
Moto:
Suzuki Bandit GSF1200 N del '98, con una borsa da serbatoio calamitata, 2 laterali flosce ed un borsone posteriore fissato con cinghie elastiche. Il cambio dell'olio e di entrambi gli pneumatici è stato effettuato prima della partenza insieme ad un tagliando di manutenzione completo. L'abbigliamento tecnico è in pelle insieme ad una comoda giacca da deserto, indossiamo naturalmente il casco integrale.
Domenica, 1 Agosto 1999
Milano-Firenze-Roma-Bari, 800 chilometri di autostrada per imbarcarci sul traghetto Superfast in partenza alle 20.00. Traversata molto tranquilla, la nave è abbastanza sporca ma è soprattutto piena di turisti e immigrati turchi che rientrano a casa soprattutto dalla Germania e non possono passare via terra a causa della guerra in Kossovo.
Secondo Giorno -
Arrivo del traghetto a Igoumenitsa alle 6.00 precise ed in 10 minuti siamo già sbarcati: siamo felici perché oltre ad essere arrivati in Grecia ed iniziare la nostra vacanza non dobbiamo proseguire con la nave puzzolente fino a Patrasso, che è la destinazione finale della maggior parte dei passeggeri.
Iniziamo subito il nostro viaggio di trasferimento verso la città di Joanina, insieme ad un altro motociclista turco (Kawasaki 1100) che rientra dalla Germania, percorriamo l'unica strada possibile, una vera e propria strada di montagna che supera un passo a 1700 metri e scendiamo nella zona delle Meteore già visitate in un nostro precedente viaggio. Attraversiamo Trikala, poi Larissa e con l'autostrada arriviamo nel pomeriggio a Salonnico (700 km da Igoumenitsa). La nostra prima intenzione era quella di fermarsi per la notte a Salonnico ma visto lo smog ed il traffico decidiamo di proseguire ancora per 50 chilometri in direzione di Istanbul, distante purtroppo ancora 600 chilometri, e fermarci sul mare in una piccola cittadina della Tessaglia ed iniziare ad assaggiare il kebab, pezzetti di carne di montone, manzo oppure pollo, rosolata lentamente su uno spiedo girevole servito con verdure e salse arrotolato nel tipico pane "arabo".
Terzo Giorno -
In quasi 4 ore arriviamo al confine con la Turchia: siamo passati per una strada panoramica ed anche un tratto di 18 km a pagamento (200 dracme greche). Ci attende una lunga fila di autovetture turche in attesa di superare la dogana greca: a causa degli attriti tra i due paesi i doganieri greci perquisiscono minuziosamente tutti i turchi e le loro auto stracariche di bagagli mentre a noi non controllano nemmeno i passaporti. Superato il ponte che divide le due frontiere iniziamo le formalità turche: registrazione del motoveicolo, acquisto del visto (5 Dollari USA), registrazione del visto, registrazione del motoveicolo sul passaporto e vidimazione finale dei documenti insieme a qualche battuta acida dei doganieri presenti sul caso Ocalan-Italia ancora fresco nella loro memoria. Tempo utilizzato totale: quasi 1 ora. Siamo finalmente in Turchia e in 3 ore con una moderna autostrada a pagamento arriviamo in vista delle famose moschee sul Corno d'Oro che hanno reso Istanbul una città unica. Parcheggiamo subito la moto e prendiamo alloggio al Pera Palas Hotel, il più vecchio albergo di Istanbul di proprietà della società che gestiva il treno Orient Express e monumento nazionale. L'albergo pur decadente è ottimamente pulito e conservato, le stanze sono spaziose ed arredate con mobili d'epoca e di gusto europeo ed il famoso ascensore, rappresentato in parecchi film, pur risalendo ai primi del '900 è perfettamente funzionante.
Quarto Giorno -
Iniziamo a visitare a piedi ed anche a rivedere alcuni dei più famosi monumenti di Istanbul: la moschea di Solimano e la moschea Blu, le cisterne di Adriano, il Bazar. Ci ricordavamo la città di Istanbul qualche anno fa piena di turisti e di acchiappaturisti fuori dai negozi del Bazar e dai numerosi ristoranti: a causa della guerra in Kossovo e soprattutto del caso Ocalan il turismo è calato del 60%, nel grande Bazar un silenzio irreale invade le strette strade coperte e le mercanzie in vendita sono impolverate e non invitano all'acquisto: i negozianti sono appoggiati alla parete d'ingresso e non richiamano più insistentemente alla trattativa. La svalutazione e la mancanza di indicazione delle tariffe rende quasi impossibile un confronto con i prezzi: un prelievo Bancomat normale è di 50.000.000 di Lire Turche, pari a 200.000 Lire Italiane, per mangiare e bere in abbondanza a cena spendiamo dai 10 ai 15 milioni !
Quinto Giorno -
Attraversiamo il ponte stradale sul Bosforo salutando Istanbul alle nostre spalle ed il cartello "Benvenuti in Asia" ci mette subito di ottimo umore, nonostante il traffico intenso in entrambe le direzioni !
Attraverso la superstrada E-90 arriviamo fino alla periferia di Ankara in meno di 5 ore, dove effettuiamo una rapida deviazione verso il centro della città per visitare l'imponente Mausoleo di Ataturk e quindi proseguiamo quindi per Aksaray e deviamo fino a Nevshir la città più importante della Cappadocia. Dopo quasi 700 chilometri da Istanbul arriviamo intorno alle 17.00 a Uchisar, famoso per il "Forte" naturale scavato nella roccia. Anche qui la mancanza di turisti ci permette di trovare facilmente alloggio alla Pensione Kilim (12.500.000 Lire Turche per notte, colazione inclusa !) che ci offre una stanza pulitissima con la vista perfetta sul "Forte". Proprio da una delle terrazze di questo "Forte" ci godiamo il tramonto e salutiamo una comitiva di americani che avevamo incontrato alla mattina durante la colazione al nostro hotel di Istanbul che sono giunti fin qui in aereo e sono increduli del nostro rapido trasferimento in moto.
Sesto Giorno -
Naturalmente con la moto, finalmente scarica dei bagagli, ed accompagnati da una giornata splendida, iniziamo a visitare la regione della Cappadocia, partendo dalle chiese rupestri della Valle di Zelve, il Museo all'aria aperta di Goreme, i famosi Camini delle Fate (il simbolo della Cappadocia) e i due piacevoli paesini di Avanos e Urgup: in tutto abbiamo percorso 35 chilometri. I turisti italiani sono molto rari, incontriamo qualche viaggio organizzato in autobus ed alcuni americani con zaino e l'immancabile guida turistica Lonely Planet in mano.
Settimo Giorno -
Abbiamo deciso di effettuare un'aggiunta al nostro itinerario, prima di spostarci in Medio Oriente: arrivare fino al Monte Nemrut Dagi, nel Kurdistan. Velocemente superiamo Kaiseri, Malatya, Golbasi e per una spettacolare strada di montagna arriviamo ad Adyaman. Siamo fermati lungo questa strada da qualche posto di blocco dell'esercito turco che senza nessun problema, dopo averci controllato i passaporti, ci permettono di proseguire fino a Kahta, la città più vicina al monte sacro. Se ne vede infatti chiaramente la caratteristica forma a cono della vetta. La città dista 44 chilometri dalla sommità, e attraverso il parco nazionale Nemrut arriviamo alla pensione Apollo dove trattiamo con il viscido proprietario curdo la cifra di 15.000.000 per una camera abbastanza sporca, inclusa la cena molto spartana: d'altra parte è l'unico posto aperto, ne abbiamo contati in tutto quattro ed è il più vicino alla vetta. Subito scarichiamo i bagagli e cerchiamo di salire fino alla vetta, sempre in moto: dopo il primo chilometro la strada in acciottolato è talmente sconnessa, ripida ed in cattive condizioni che è impossibile proseguire.
Rientriamo alla pensione e trattiamo con il proprietari che per altri 8.000.000 ci porta fino alla vetta con il suo scassatissimo furgone: L'ingresso a pagamento al parco nazionale (L.1.400.000 per due persone) e gli ultimi 500 metri a piedi attraverso un sentiero pietroso ci permettono finalmente di arrivare alle due terrazze panoramiche situate ai lati del immenso cippo funebre dove secondo la tradizione dovrebbe essere sepolto il re Antioco e poter finalmente ammirare e toccare le numerose statue collocate fin quassù. Con sorpresa non siamo soli: un gruppo di turisti francesi, qualche famiglia turca ed un buon numero di soldati, in divisa e non, che presidiano la vetta da potenziali attacchi terroristici ! Il panorama che si può godere è mozzafiato, e spazia per buona parte del Kurdistan, nonostante questa zona sia un'immensa pietraia, fino al fiume Eufrate con un'immensa diga nelle vicinanze. Rientriamo alla pensione che è buio pesto e dopo la cena crolliamo a letto.
Ottavo Giorno -
Non essendoci altro da vedere, a parte la sorpresa con cui ci accolgono tutte le persone curde quando scoprono che veniamo dall'Italia (viva D'Alema, viva D'Alema !) decidiamo di muoversi presto e dirigersi verso la Siria il cui confine dista oltre 350 chilometri. Ripassiamo per Kahta e Adyaman, deviamo per Gazianterp ed arriviamo a Kilis, facendo per errore una strada sterrata di 40 chilometri proprio sulla linea di confine, tra caserme dell'esercito turco. Al posto di confine turco sbrighiamo tutto subito i 10 minuti, 2 uffici e tanti saluti. Per entrare in Siria dobbiamo passare per ben 7 uffici diversi, tutti con la gigantografia del presidente Assad ben in evidenza, pagare 40 Dollari USA per le tasse doganali e 35 Dollari per l'assicurazione temporanea della moto: in meno di un'ora riusciamo ad esaurire le pratiche aiutati dai doganieri. E' domenica, siamo le uniche due persone a dover entrare in Siria in questo pomeriggio assolato e sono le 14.30 quando praticamente tutti i doganieri ed i soldati di guardia ci accompagnano fino alla sbarra di confine che aprono trionfalmente e ci salutano calorosamente.
La strada che ci porta fino ad Aleppo in meno di un'ora è ben tenuta nonostante sia molto frequentata da camion che procedono a velocità ridotta e che svoltano senza nessun preavviso. Giungiamo facilmente al Hotel Chabba Cham Palace situato in un'ottima zona residenziale e dotato di tutti i comforts. Il portiere dell'albergo per indicarmi dove parcheggiare la moto (a non più di 80 metri dall'ingresso dell'hotel ...)ha preteso di salire come passeggero: per arrivare al posto indicato ho effettuato una piccola deviazione e gli ho fatto sentire i quasi 90 cavalli del motore Suzuki !
Con un taxi e qualche trattativa preliminare sul prezzo, sempre molto contenuto, ci facciamo portare nella zona della cittadella fortificata, le cui immense mura esterne, il fossato ed i torrioni sono tutti illuminati, percorriamo tutto il perimetro e ci fermiamo a cenare in un ristorante proprio nella piazza di fronte all'ingresso. Il costo della vita in Siria per un turista è abbastanza basso: una cena completa non costa oltre 5 Dollari USA nei ristoranti normali, esclusi di sicuro quelli situati nei grandi alberghi turistici che hanno prezzi molto europei !
Nono Giorno -
Ritorniamo alla mattina presto per evitare il caldo secco che arriva anche a 45° alla cittadella fortificata per visitarne l'interno (ingresso a pagamento): rimaniamo però delusi perché è praticamente tutto in rovina ed in pessimo stato. All'uscita della cittadella ci immergiamo finalmente nell'atmosfera orientale del suq, o meglio dei numerosi suqs, i famosi mercati coperti di Aleppo ritenuti i più grandi del Medio Oriente, con i classici odori, i negozi polverosi e strapieni di qualunque mercanzia si possa pensare di acquistare, escluso bevande alcoliche e fotografie del presidente in vendita, nonostante sia esposta dappertutto. Alla fine un negoziante, dopo averci venduto la tradizionale keffiah bianco-rossa, gentilmente ne staccherà una più piccola dal muro e ce la regalerà per sfinimento !
Ad Aleppo il traffico è veramente congestionato e pericoloso: conviene muoversi con i taxi che vengono comunque condotti a velocità folle, notiamo inoltre la totale assenza di donne vestite all'occidentale e la grande curiosità per la nostra moto, soprattutto per la velocità massima indicata sul tachimetro.
Per cena scegliamo un ristorante tradizionale chiamato Yasmen House, dove ci servono velocemente una lauta cena ma non accettano la carta di credito con scuse fasulle e pretendono i soldi contanti per il pagamento del conto, peraltro di importo ragionevole.
Decimo Giorno -
Partiamo presto da Aleppo, vediamo finalmente un gruppo di cammelli in un recinto, passando per la città di Hamà e con una breve deviazione da Homs arriviamo velocemente alla zona dove è situato il castello crociato denominato Crack dei Cavalieri: l'area è al confine con il Libano con belle colline verdi e alberi da frutta in abbondanza. Dopo la rapida visita non entusiasmante dell'interno del castello, è molto meglio percorrere invece a piedi o in moto il perimetro esterno ed ammirarlo da questa prospettiva, dobbiamo ancora macinare 300 chilometri di strada per arrivare a Palmyra, e sono le ore più calde della giornata.
L'oasi romana è situata in mezzo al deserto e la strada che dobbiamo percorrere è movimentata dalle manovre di esercitazione dei carri armati dell'esercito siriano: riusciamo comunque a superarli, salutati dai militari, e ad arrivare dopo quasi due ore "di niente" sulla sommità della collina che domina l'oasi verde. In seguito questa è stata la vista che ricordiamo con più piacere di tutto l'intero viaggio: avere alle spalle il deserto e poter veder in basso, sotto di noi la macchia verde con l'inconfondibile sagoma della via Colonnata che ci sta aspettando. Lungo la strada nel deserto ogni 80-100 chilometri c'è un piccolo distributore di carburante che ci rassicura. Prendiamo alloggio all'hotel Cham Palace che purtroppo è in via di ristrutturazione, quindi con molta polvere e i rumori dei lavori in corso. Relax, piscina e una veloce doccia per combattere il caldo secco e a meno di 300 metri la vasta area archeologica è in nostra attesa per essere esplorata. L'ingresso è gratuito, si paga solo per visitare il vicino tempio di Bal (300 Sterline Siriane). Effettuiamo un lungo giro tra le rovine ottimamente conservate dall'aria secca del deserto e saliamo fino all'antico forte arabo per goderci la vista di tutta l'area archeologica con la luce radente del tramonto serale.
Written by:
Claudio Chiumello
Notes: