
Description:
Un fine settimana vagabondando fra strade e vicoli di questa città tanto bella quanto sconosciuta.
“Mirella, ma a metà febbraio! Ma non sarebbe meglio farlo ad aprile o maggio?”
“Guarda che a metà febbraio noi abbiamo delle giornate bellissime, è alla televisione che ci mostrano sempre come quelli con la bora... Se vuole piovere piove anche ad aprile... ecc.ecc.”
Mirella è una forza della natura, impossibile resisterle. E' stato così che un folto gruppo di amici (una dozzina) provenienti dai quattro punti cardinali (anzi forse tre, perché a est di Trieste non c'è più Italia) a metà febbraio è arrivato a Trieste per un week end lungo.
Sono sempre stata convinta che un fine settimana in una città, anche non grandissima, possa solo essere considerato come un assaggio, o meglio come un viaggio preparatorio ad un soggiorno più lungo. E questo breve, troppo breve soggiorno triestino mi ha confermato in quest'idea.
In definitiva però Mirella ha avuto ragione, perché abbiamo goduto di due giornate molto favorevoli, con uno splendido sole e quella luminosità e limpidezza che si trovano solo d'inverno.
Sono arrivata in aereo da Roma, all'aeroporto di Ronchi dei Legionari, il cui nome già comincia a farci entrare in una atmosfera di terra di frontiera, di ricordi di battaglie e di orgoglio patrio che è del tutto estranea a noi disincantati capitolini.
Un comodo autobus porta al centro di Trieste percorrendo una strada che passa per Monfalcone e che dopo Duino diventa costiera; passando da Grignano si intravede candido il castello di Miramare e poi il Faro della Vittoria, si costeggia il grandioso Porto Vecchio per giungere infine alla Stazione ferroviaria, il tutto richiede un'oretta, un avvicinamento che però già comincia a dare un'idea dei luoghi.
Vale la pena di andare a piedi dalla Stazione a Piazza dell'Unità, lasciandosi a destra le strutture del Porto Vecchio e trovando a sinistra i due begli edifici neoclassici del Teatro Verdi e del Palazzo del Governo, per poi vedersi aprire la visuale della splendida Piazza dell'Unità, la più grande d'Europa sul mare dicono i triestini. Ho insinuato che la Praça do Comércio di Lisbona, del tutto simile come impianto, mi pareva più grande, ma con sottigliezza gesuitica mi hanno risposto che quella è sul Tago e non sul mare.
La Piazza è grandissima, di giorno col sole i grandi edifici neoclassici che la circondano impongono la loro mole candida, di notte, dopo un recente intervento di illuminazione, diventa molto suggestiva.
Guardando l'edificio del Municipio a sinistra si estende il quartiere Teresiano,
nato interamente nell'Ottocento, quando la Casa d'Austria decise di fare di Trieste una grande città portuale; geometrico, con i grandi isolati rettangolari e belle architetture neoclassiche e floreali, alcune strade sono oggi pedonali, con una pavimentazione in pietra grigia e bianca e sistemazioni recenti; dietro e a destra c'è il nucleo più vecchio.
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Pensate dunque: in cinque anni, dal 1853 al 1858 fu costruito, sontuosamente decorato e arredato il Palazzo Revoltella, in ventinove si è riusciti a ristrutturare la nuova ala!
Detto questo la visita alla Galleria è interessante sia sul piano del costume, si vede in tutta la sua completezza un Palazzo nobiliare di metà Ottocento, sia per l'importante collezione di pittori e scultori triestini, artisti di notevole valore ma spesso più noti in ambito mitteleuropeo che in Italia.
Malgrado il lungo travaglio anche la nuova sistemazione è piuttosto ben riuscita e dall'alto delle terrazze del Museo la vista della città al crepuscolo è bellissima.
Il giorno successivo siamo andati ad Aquileia.
La cittadina è piccola, tranquilla, tutto è perfettamente curato, pulito e nitido.
Sempre in una luce solare fortissima arriviamo al Museo, situato nell'austriaca Villa Cassia Faraone, in mezzo ad un bel giardino ricco di piante secolari; il giardino è circondato da un porticato che ospita un ricco lapidario. Non sto a descrivervi il Museo archeologico, che è considerato fra i più importanti dell'Italia settentrionale, ma potete trovare informazioni in proposito sui siti qui in fondo. Purtroppo non era permesso fare fotografie.
Accennerò solo che siamo rimasti colpiti dalla bellezza e originalità dei vetri, delle sculture, dei monili in ambra e in cristallo di rocca. Nel lapidario all'esterno vi sono, tra l'altro, numerosi monumenti funebri, su alcuni si legge la sibillina scritta HMHNS, che è un acrostico e sta per “Hoc Monumento Heredes Non Sequentur”. Era infatti costume che i personaggi più in vista provvedessero al proprio monumento quando erano ancora vivi e vegeti, ed alcuni, evidentemente non soddisfatti dei propri eredi, scrivevano ben chiaro che per loro non ci sarebbe stato posto nel monumento in questione!
Della città romana, un tempo circoscritta su due lati da un fiume oggi scomparso e dotata di un importante porto fluviale, devastata più volte da invasioni barbariche, resta in piedi ben poco. E non abbiamo avuto il tempo di fare un giro tra i ruderi (solita storia del fine settimana).
Siamo quindi andati alla Basilica, l'unica chiesa pubblica di Aquileia rimasta in piedi durante il periodo napoleonico, in cui tutte le altre, considerate troppo onerose da mantenere, furono rase al suolo (sembra che ad Aquileia lo sport di radere al suolo sia stato praticato spesso e volentieri).
La scelta dei cittadini, obbligati ad indicare quale chiesa volessero, di mantenere proprio quella, oltre che per i suoi valori storici si è rivelata particolarmente felice perché, con degli scavi archeologici effettuati dagli austriaci nel 1909, si scoprì meno di un metro al di sotto del pavimento della chiesa, un complesso di mosaici di epoca costantiniana (313 d.C.) tra i più belli, ampi e ben conservati di quell'epoca.
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La decorazione musiva si estende anche al di fuori della chiesa attuale, a sinistra dell'ingresso, in parte nascosta e probabilmente distrutta dalle fondamenta del campanile, ma in gran parte in ottime condizioni,e vi è stata realizzata una sistemazione museale veramente esemplare, che consente di goderne appieno.
Anche qui, la bellezza dell'opera e la complessa simbologia che è alla base delle figurazioni, mutuata oltre che dalla religione cristiana anche dalla tradizione mitraica ed esoterica, richiederebbero una visita approfondita.
Al di sotto si trova una cripta interamente affrescata.
Malgrado il sole ,il solito venticello ci ha notevolmente rinfrescati e provvediamo al disgelo andando a mangiare brodetto di pesce , “boretto”, in un ristorante nelle vicinanze.
Torniamo a Trieste per farci un giro nella città Teresiana.
Passeggiando nelle strade pedonali, fiancheggiate da palazzi signorili incontriamo la piccola figura di Umberto Saba, il grande poeta triestino, una statua in bronzo a cui irriverenti o collezionisti hanno già rubato due volte la pipa e, lì vicino, la storica libreria antiquaria che fu del poeta che e adesso è tenuta da un figlio del suo aiutante.
Andiamo a curiosare in due bei caffè, tra i pochi sopravvissuti e intatti, in uno dei due ha il suo tavolo riservato in un angolo Claudio Magris.
Trieste vanta chiese di molte confessioni, e quindi passiamo a dare un'occhiata alla Sinagoga, una delle più grandi d'Europa, dove però non si può entrare, alla chiesa Serbo ortodossa e a quella Greco ortodossa.
Circa a metà il quartiere è tagliato dal Canal Grande, con un suggestivo effetto di barche-in-città; il canale arrivava in origine fino alla chiesa di S. Antonio Taumaturgo, come si vede anche in un quadro dei primi del Novecento che è al Museo Revoltella, poi una parte fu interrata e oggi costituisce la piazza S.Antonio. Su questa operazione ci sono state molte diatribe e, ancor oggi esiste un partito che vorrebbe ripristinata la situazione originaria.
Ceniamo la sera in uno dei più vecchi ristoranti, in collina, con piatti decisamente locali, come prosciutto cotto scaldato in un involucro di pane, tagliato tiepido e spolverato di rafano, stinco arrostito, e così via.
La mattina seguente fa molto freddo, i bollettini meteorologici annunciano neve dappertutto, ma c'è ancora il sole. Ne approfittiamo per arrampicarci sulla collina di San Giusto e per una rapida visita della Cattedrale, il Castello è in restauro e non si può visitare.
A ritorno ero in macchina con un'amica e, viste le previsioni, abbiamo saltato la prevista visita al castello di Miramare (tanto devo tornarci) e siamo partite direttamente.
La parentesi primaverile in effetti era finita e, secondo il classico copione, tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello nevicava già abbondantemente.
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Un po' di link: www.trieste.com www.triestemia.com www.museoarcheo-aquileia.it/ www.aquileia.net/ www.interware.it/tsr/Ambiente/carso/ Scritto da |
Written by:
Fiamma
Notes: