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Un trekking "troppo" bello, nel nord della Tahilandia. Un racconto bellissimo.
Sulla via che da Sukhothai ci conduceva prima a Tak e poi a Mae Sot, cominciai a pensare che di fare trekking non e' che mi importasse poi cosi tanto.
Piuttosto avrei fatto volentieri un percorso giornaliero di rafting, memore della fantastica esperienza in Nepal lungo il fiume TriSulu.
Ma il rafting nella stagione delle piogge da queste parti non è facile da organizzare; non certo il cosiddetto bamboo-rafting che ti viene proposto facilmente, quanto piuttosto un vero percorso di uno o due giorni su gommoni lungo fiumi in piena con rapide di difficoltà decisamente superiori alla media.
Vabbè mettiamoci il cuore in pace e cerchiamo di organizzare un paio di giorni di trekking di media difficoltà.
Mae Sot è un'ottima base per il trekking nelle zone confinanti con il Burma, ma il rischio di beccarsi la malaria è cosi alto da suggerire di proseguire più a Nord verso Mae Hong Son o Pai.
Dunque che si fa questo pomeriggio a Mae Sot? Beh! si affitta una bici e si va in Burma (Myanmar)!! E' qui che se volete lasciare il passaporto al confine potete trascorrere fino a tre giorni in Burma. .
Per questa volta facciamo solo un giro al "border market", il mercato sotto il ponte sul fiume Moei che separa i due paesi.
Non curanti degli sguardi poco rassicuranti dei Burmesi e Thai di varie etnie ci siamo addentrati nelle zone del mercato lungo il fiume, dove si possono comprare sigarette e whisky di contrabbando a prezzi stracciati e dove si assiste al continuo attraversamento illegale del fiume dei contrabbandieri. La regola è: sopra il ponte le autorità, sotto il ponte tutto è lecito.
Cosi dopo una notte trascorsa in un dormitorio sotto una zanzariera da pavimento ci alzammo prima del levar del sole, per prendere il primo songthaew in direzione Mae Sariang.
Pessima idea, un nuvolo di zanzare ci ricacciò velocemente al riparo.
Si perché questa è realmente zona malarica, come ci rammentava a monito, il centro medico visto la sera prima, dove si poteva effettuare il controllo del plasmodio nel sangue.
Decisi di attendere la luce del giorno, che avrebbe ridotto le probabilità di essere punti dalla zanzara giusta.
Sulla strada tortuosa sempre più a Nord, dominata da rigogliosa vegetazione, non fu raro trovare interruzioni causate da frane dove occorreva collaborare tutti per toglierci di impaccio. Questi autisti Thai non sono molto abili e sentii la mancanza del mitico guidatore cinese che ci aveva condotto in Tibet per le desolate ed impervie vie himalayane.
Per fortuna le notizie circa la bassa probabilità di essere rapinati nel tragitto, furono confermate; sì, perchè dovete sapere che in queste zone confinanti con il Burma fino a tre mesi prima erano frequenti le rapine e solo dopo l'introduzione di vari posti di blocco delle milizie Thai questo viziaccio è stato sradicato (almeno per il momento).
Giungemmo infine a Mae Sariang, splendido paese lungo il fiume, dove si respira la quiete della vita nel Nord della Thailandia, tra monasteri in stile Birmano, dove ci si può immergere in esperienze di meditazione buddista hinayana e la pace dei corsi d'acqua.
Mae Sariang merita di essere vissuta
Mae Sariang merita di essere vissuta per almeno un paio di giorni, ma non abbiamo molto tempo, tra una settimana ci aspetta la Cambogia.
Ho l'impressione che la guest house sul fiume dove dormiremo non durerà ancora a lungo senza interventi di manutenzione straordinaria, che il fiume alla prossima piena se la porti via, ma per stananotte il cielo non minaccia temporali.
La legge di Murphy applicata ai viaggi vuole che oggi che non ho voglia di portarmi in giro la mia Pentax, ci siano delle belle foto da scattare.
Stupende scene di vita quotidiana in un monastero in stile Birmano non sono da tutti i giorni, ma i visi sereni dei novizi che discutono tra loro, mentre altri giocano a palla resteranno a lungo nel mio immaginario.
Vabbè andiamo a dormire, ma prima vediamo di sistemare la zanzariera che ci siamo portati da casa.
La mattina successiva di buonora siamo partiti per Mae Hong Song con il primo songthaew disponibile, al solito preso appena in tempo.
I 25 chili che mi porto dietro da ormai una settimana comincio a non sopportarli più. Non tanto per il peso in sè, quanto perchè a fare le corse con questa zavorra, si rischia di perdere i mezzi.
Direte voi: alzati mezz'ora prima!!! Non fà per me, rispondo io!
Arrivati a Mae Hong Song per l'ora di pranzo andiamo dritti per il solito giro delle guest house. Questa volta almeno un paio di notti bisogna che ci fermiamo, e se si riesce ad organizzare il trekking occorre una sistemazione che dia sufficienti garanzie per lasciare in deposito i nostri averi.
Alla fine ci fermiamo in un posto dignitoso e decisamente tranquillo.
La "lady" che gestisce la guest house è molto premurosa e sembra affidabile, mentre il "freelance" che dà una mano e che si occupa dei trekking, dopo un po' che parla e ci informa su come si può trascorrere la giornata, il tipo di trekking che si può organizzare e soprattutto i prezzi, comincia a farmi incazz... e quasi quasi me ne vado, ma purtroppo non viaggio solo e ogni tanto bisogna ascoltare anche gli altri (scherzo).
Qui ho cominciato a scontrarmi con il business del trekking, che da queste parti è la fonte principale di guadagno. Buona parte delle guide e piccole agenzie, nonchè guest house sono tutte dedite allo "spennamento" scientifico dei cultori delle lunghe e faticose camminate (traduzione letterale di trekking).
Comincia una accesa discussione sul fatto che viaggiamo in bassa stagione per risparmiare e che i prezzi dovrebbero essere quindi inferiori. No! è bassa stagione per le camere ma non per il trekking. Anzi visto che in bassa stagione i gruppi che si riescono a costituire sono meno numerosi, il prezzo dei trekking è pure maggiore. Mi incaz.. ancora di più, sarà l'effetto del Lariam???
Mantengo la calma e decido di sfruttare il pomeriggio per esaurire la visita del paese e per meditare sulla proposta di trekking offertaci.
Mae Hong Song è all'altezza delle aspettative, splendidi Wat in stile Birmano, magiche vedute dall'alto della collina del Wat Phra That Doi Kong Mu, gli splendidi Wat Jong visti dal grande stagno al centro del paese, la pace di una serata trascorsa ubriachi di laokhao (rigorosamente 40%, non 35%) sdraiati lungo il grande stagno (occhio alle zanzare).
Decido di fare una giro nei dintorni del paese per visitare le Hot Springs, la grotta dei pesci (lasciate perdere) sacra per gli aniministi, si racconta che chi ha pescato e mangiato una di queste carpe sia morto subito dopo, la cascata di Pha Sua.
Per visitare la cascata cominciamo a fare un pò di trekking e subito mi rendo conto che non ci siamo con il fiato, un'altro pacchetto di sigarette prende il volo, basta questa volta smetto davvero!!!
Esaurita la visita di Mae Hong Song mi rendo conto che la stanchezza accumulata in questi giorni è troppa per affrontare un trekking impegnativo. Fare un percorso di tre giorni e due notti in due giorni ed una notte non è alla mia portata.
Quasi quasi mentre i miei due soci fanno trekking io me ne vado in ritiro per tre giorni in quel monastero in mezzo alla foresta, a pochi chilometri da qui, dove posso immergermi in meditazione.
Ridiscuto il prezzo con la guida riconsiderando un gruppo di due persone anzichè tre, e mi incaz.. di nuovo, il prezzo totale non cambia.
Basta!! Domani partiamo per Pai!!!
Pai si trova più a Nord ed è la base per il trekking dei backpackers di tutto il mondo.
A Pai troveremo sicuramente un pò di gente per organizzare un gruppo abbastanza numeroso da far diminuire il prezzo unitario.
Quella sera non abbiamo molta voglia di girare per cercare un posto dove mangiano i Thai, cosi ci dirigiamo verso il grande stagno.
Ci sono due alternative: un ristorante pieno di turisti da viaggio organizzato con tanto di orchestra, oppure un ristorante semi deserto.
Certi di fare un errore (mai mangiare in un posto poco frequentato!) decidiamo per "la seconda che ho detto".
Bahh! disinfettiamo il tutto con un bel pò di laokhao.
Sono cosi ubriaco che non mi reggo in piedi. Mi trascino sulla via del letto quando i miei soci, che sto caz.. di trekking vogliono davvero farlo, trovano una piccola agenzia che organizza escursioni nelle foreste e ci si infilano dentro.
Io mi siedo da qualche parte all'aperto, mentre i due discutono le possibilità ed i prezzi. Quando la discussione prende una brutta piega, nel senso che si stavano convincendo, mi trascino dentro anche io.
Vediamo un po' di che si tratta!
Dunque il prezzo per due sole persone e' ancora troppo alto, ma in tre il discorso cambia. Chiedo a questo punto se fosse possibile organizzare qualcosa che prevedesse il ritorno lungo il fiume Pai per un rafting su gommoni. Per quanto il titolare dell'agenzia si dimostri possibilista, dopo una telefonata torniamo al solito discorso sulla sicurezza, che il fiume e' in piena e che il rischio e' troppo alto.
Ultima domanda: che genere di persorso è, conviene lasciare i nostri averi in custodia o possiamo tranquillamente portarli con noi? Don't worry, it's an easy way!! Qualche attraversamento in acqua, ma niente di difficile o pericoloso.
Le ultime parole famose!!!
Insomma alla fine mi sono fatto convincere anche io, il peggio e' che mi sono fidato sul fatto che si trattava di un "easy trekking" e mi sono portato dietro l'attrezzatura fotografica ed i miei averi.
Bahh! non c'è verso di fare un viaggio all'insegna dello spirito; quale migliore occasione per meditare, di un monastero in mezzo alla foresta???
Sara' per la prossima volta! Ma quante volte l'ho già detta questa frase?? Ho perso il conto!
La mattina dopo alle 9.00 ci aspettava la guida su di un fuoristrada che ci avrebbe portati su sempre più su, ma quanto si sale? Poi dobbiamo anche scendere, a piedi!!!
Accidenti al laokhao, e' tardissimo devo preparare lo zaino con la roba da portare per il trekking! Com'è che quando decido di portare poche cose mi ritrovo sempre a riempire lo zaino? Nella mia vita precedente dovevo essere una donna!
Saliamo a bordo del fuoristrada mentre la guida si accende una sigaretta e si mette sul retro insieme alle vivande; qualche uovo, delle banane, del riso e poco altro. Ho capito, se continuiamo cosi, alla fine di questo viaggio avrò perso i miei soliti dieci chili.
Che dire di questa persona: il suo sorriso splendente, l'aspetto di un pescatore tailandese abbigliato da figlio dei fiori, le sue ciabatte infradito con cui avrebbe affrontato le foreste, i guadi, il free-climbing, la sicurezza che infondeva in noi.
Nui, Una di quelle persone che appena vedi
Una di quelle persone che appena vedi, subito senti vicino come se la conoscessi da sempre, a tuo agio come tra le braccia di una dolce fanciulla, cosi era Nui, una meteora, che piomba sulla tua vita e lascia il segno, che irrompe prepotente e scompare troppo presto.
Un uomo cosi diverso dalla guida conosciuta il giorno prima. Quello agiva meccanicamente vedendo in noi un portafogli al quale spillare qualche biglietto da 1000 baht, Nui da' l'impressione che dei soldi non gli importi più di tanto, che guadagnarsi di che mangiare e soprattutto bere portando degli storditi come noi nelle sue foreste, tra i suoi amici Karen, cacciando rane durante la notte, per poi rinfrescarsi la mattina sotto una cascata, sia sufficiente per dare un senso alla sua vita.
Ci dirigiamo verso la piccola agenzia della sera prima, dove lasciamo il grosso del bagaglio in custodia, e dove ci presentiamo un po' meglio con l'organizzazione e soprattutto con l'amico dei prossimi giorni, Nui.
Ok, e' giunto il momento di partire.
In corsa sale improvvisamente una giovane donna che dopo un sorriso si accomoda sul retro del fuoristrada.
Percorriamo la via che conduce verso le colline, saliamo per strade sempre più strette dove incrociamo diversi camion carichi di ortaggi che quasi ci travolgono. Dopo un po' siamo in piena foresta e poi giungiamo in un villaggio con tanto di piccola scuola.
E' un villaggio Hmong, etnia di religione animista, quel tipo di animismo che nell'usanza funebre del mangiare le ceneri degli estinti, realizza il culto della memoria dei propri cari.
Qui Nui cerca di reclutare qualche volontario per la logistica del trekking, senza successo. Ci dice che servono un paio di uomini per il trasporto del necessario e per le attività di supporto alla nostra permanenza nella foresta durante la notte.
Proseguiamo dunque per l'ultimo tratto a bordo del fuoristrada, ancora più su, sino al punto dove avrà inizio il nostro supplizio.
Scendo dal pick-up, carico lo zaino sulle spalle, stringo lacci e lacciuoli e mi avvio.
Troppo bello, ti sei scordato che di portatori non ce n'è?
Cosi Nui comincia con il distribuire i due litri d'acqua che dovranno bastarci per la giornata, e poi equamente il resto delle cibarie.
L'acqua per il giorno dopo la otterremo bollendo quella dei torrenti.
Lo stretto sentiero lungo il quale ci incamminiamo
Lo stretto sentiero lungo il quale ci incamminiamo è una pozzanghera continua, a ridosso di terrazze di terra, coltivate a quelle che mi sembrano barbabietole, o forse sono rape, booh!
Da queste parti siamo al termine della stagione delle piogge, e qui al Nord, regolarmente verso le 17.00 comincia a piovere, e poco dopo il sole tramonta. Abbiamo dunque circa sette ore per raggiungere l'accampamento in mezzo alla foresta dove trascorreremo la notte.
Saltiamo una pozza d'acqua dopo l'altra mentre il passo comincia ben presto a farsi sostenuto. Non si può pretendere che un povero disgraziato che passa 11 mesi all'anno alla tastiera di un computer, a picchiarsi con i "bit", possa competere con due giovanotti ed un professionista del trekking. Ma non preoccupatevi perchè è solo questione di tempo. Dopotutto novanta chili per un metro e novanta di cristiano, una volta recuperato un pò di fiato, gliela farà vedere.
Beh! per il momento quegli esaltati si stanno allontanando, mentre io cerco di non calpestare troppi ortaggi, visto che e' da un po' che camminiamo in mezzo ad un campo coltivato, per giunta in discesa.
Come dice il detto, dopo una discesa c'è sempre una salita. Una salita con vegetazione molto fitta e alta.
Dove sono finiti? Ahh! eccoli, scorgo la testa di Nui. Forse e' meglio accelerare il passo, non sarebbe saggio perdersi in mezzo a questa foresta sconosciuta.
Il pericolo maggiore sarebbe quel serpentello giallo che se ti pizzica avresti davvero poche speranze di cavartela.
Finalmente li ho raggiunti, il diesel si è riscaldato.
Nui mi sorride e si accende una sigaretta. E' da ieri sera che non fumo e ci patisco un pò.
Si prosegue in mezzo a quel rigoglio sorprendente accompagnati dal sibilo, che sembra una motosega, di quello che Nui dice essere un grosso insetto che vive nelle foreste tropicali.
Si chiacchiera un po' e scopriamo che Nui ha 38 anni e che è dall'età di 17 che accompagna i gruppi nei trekking. Per anni ha fatto la guida nelle zone confinanti con il Burma, dove si è beccato la malaria per ben quattro volte. In queste zone del Nord della Thailandia invece, la probabilità di ammalarsi è molto bassa e nessun turista accompagnato da lui si è mai ammalato, anzi ci prega di avvertirlo se qualcuno di noi si prendesse la malaria.
Si informa se seguiamo qualche profilassi, e sorride dicendo che non serve a niente, che i farmaci vanno presi solo se ti ammali e che solo la doxiciclina è veramente valida.
Naturalmente quello che ha detto non è completamente vero, o meglio non lo è per noi che non siamo del paese dove è endemica la malaria. Nascere in un paese malarico vuole dire avere una certa resistenza ai ceppi della malattia presenti nella zona, mentre per uno straniero senza profilassi non vi è alcuna resistenza, e di conseguenza il rischio è altissimo.
Lo dimostra il fatto che Nui stesso si è ammalato nelle zone confinanti con il Burma, zone per le quali non aveva nel sangue alcuna resistenza.
Del resto è anche vero che la profilassi non è priva di effetti collaterali e che per alcuni potrebbero essere sufficienti le protezioni fisiche che evitano le punture degli insetti, ed in caso di malaria ricorrere urgentemente alle cure.
Per alcuni ma di certo non per me. Sudo talmente tanto che mi ci vorrebbe un camion di repellenti per sopravvivere.
In ogni caso prima di partire consultare sempre un centro di medicina dei viaggi
per un consiglio sulla profilassi da seguire nell'area specifica dove ci si reca.
Una cosa che mi ha fatto un pò male è la riflessione, che l'assunzione come profilassi, dei farmaci per curare la malaria, costringe la ricerca alla scoperta di sostanze sempre nuove, a causa della procurata resistenza degli agenti patogeni alla sostanza stessa, privando le popolazioni che con la malaria ci devono convivere, di una efficace mezzo di cura.
Del resto come si fa a rinunciare al piacere di viaggiare, di incontrare nuova gente, di imparare, di crescere.
A parte le questioni opinabili che sostiene, Nui è davvero una persona amabile, sarà anche parte del mestiere, ma quel suo naturale modo di porsi che non prevarica, quel suo sorriso che ammalia, quello sguardo un pò di scherno che ti fa sentire al sicuro, protetto, tra amici, sono rari e da soli valgono un viaggio fin qui.
Grazie al cielo ogni tanto Nui si fermava per farci riposare. Si sedeva da qualche parte, si accendeva una sigaretta e se la godeva come avrei fatto io, con voluttà, con passione, boccata dopo boccata. E poi il fumo tiene lontane le zanzare. Si perchè bastava che ci fermassimo un'attimo che la lotta contro questi maledetti insetti cominciava, mentre incredibilmente in movimento queste non ci assalivano.
Per quanto ami con tutto il mio cuore Dio, nostro signore, penso che una cazz... almeno l'abbia fatta: mi spiegate a cosa servono le zanzare????
A darmi il tormento!!!
Zanzare altrettanto pericolose quelle presenti di giorno, possibili Aedes, insetto che trasmette la Dengue, malattia che può essere più mortale della malaria stessa.
Non corriamo rischi, riempiamoci di Autan.
Proseguiamo per un paio di ore e giungiamo nel villaggio Karen, dove pranzeremo.
Nui ci dice che questa mattina abbiamo percorso una scorciatoia, che i trekking in quest'area che durano tre giorni e due notti arrivano nel villaggio nel tardo pomeriggio, dove trascorrono la prima notte.
Insomma questa tappa era solo per riscaldarci un po'.
Il villaggio Karen è essenziale, segno di una vita semplice a stretto contatto con la natura. Capanne in legno, rialzate dal terreno di un paio di metri, dove in una stanza di trenta metri quadrati circa vivono famiglie non molto numerose, in un via vai continuo di persone. Qualche paravento separa le diverse zone dell'abitazione ed enormi stuoie poggiate sul pavimento fungono da sedie e letti.
In un recinto una scrofa viene presa d'assalto dai suoi piccoli affamati, quasi a divorarsela, mentre qualche animale domestico gironzola annoiato.
Qui al Nord i cani vengono trattati meglio rispetto al resto del regno, e vi sono anche parecchi gatti.
La comunità è composta di circa quaranta persone, in maggioranza giovani donne con i loro bambini, che durante la nostra breve sosta sono passate a salutarci, splendide ragazze dal luminoso sorriso.
Veniamo accolti dal capo villaggio nella sua capanna e fatti accomodare sulle stuoie. Ci viene offerto del thea mentre Nui cerca i due volontari per il trekking.
Dopo un pranzo a base di riso e verdure ci rilassiamo un po' mentre le donne più anziane ci propongono i soliti souvenir, braccialetti e collanine.
Un improvviso mal di pancia mi assale ed ingenuamente chiedo indicazioni circa il bagno. Nui mi dice che ovunque fuori della capanna e' un ottimo posto per i propri bisogni.
Faccio appena in tempo a mettermi le scarpe ed a trovare un posticino adatto, che mi sciolgo in uno sfogo estatico.
Il ristorante di ieri sera ha colpito; ottima mossa prima di un trekking.
Vabbè prendiamoci il nostro santo Bimixin e speriamo bene.
Written by:
Elio Chiapperini
Notes: