
Description:
Arrampicata di un canoista, vagabondo storico – Mauro Toselli
Ballabio ore 08.15. Piove, o meglio ha appena smesso.
Bar, caffè. Lo sconforto di una giornata senza arrampicate è un potente anestetico: addento la seconda brioche senza pensare a quanto è duro tirare su dagli strapiombi il mio sederone e la panza!!! Decidiamo di rientrare, ma approssimandomi a Laorca, l'idea mi illumina come un'insegna al neon: il Pizzo Boga!!!
La prima volta è stato nel 1988, reduce da un brutto incidente in montagna, vagavo insoddisfatto tra le allora poche falesie decentemente attrezzate, ed approdai con alcuni amici alla montagna regno di Aldo Tagliabue, per gli amici "il Taglia". Non si contano le domeniche che il Taglia ha dedicato al Pizzo Boga, chiodando, disgaggiando, pulendo ed insegnando ai frequentatori il piacere di arrampicare in sicurezza, rispettando il lavoro ed il bisogno di sicurezza altrui.
Ed eccomi qui: parcheggiamo e ci infiliamo l'imbragatura, appese le ferraglie ci avviamo per l' aspro sentier che rappresenta la giusta mercede per ottenere l' accesso al Pizzo. L'aspro sentier è oggi tappezzato in calcestruzzo e spianato come un tavolo da bigliardo, poco male.
Arriviamo all'ultima curva dopo la quale si apre la vista sul Pizzo, sulla valle Spesseda e il monte Coltignone nel suo insieme. Parafrasando Celentano mi viene da dire: là dove c'era un prato ora c'è...ooo la peppa un bosco, ed anche fitto!!! Ma quanto tempo è che non ci vengo?!?
Ci leghiamo in fretta ed attacchiamo: l' avancorpo, oramai sforacchiato e chiodato in lungo ed in largo, lascia la possibilità di "inventare" il tiro.
Inutile precisare che la seconda brioche si sta prodigando nei suoi nefasti effetti.
Dalla sosta del primo tiro segue un tratto a balze: vari passaggi segnati, un giardino dove inventare il percorso.
Ritento le prodezze di gioventù, ma oggi la forza di gravità è più accentuata del normale.
Secondo tiro, la Barriera: mmmmh nuove aperture, tenterò la via del Picchio, solo 6+!
Mugghiando e bramendo come un'alce ferito mi inerpico con malcelata fatica lungo lo spigolo: maledette brioches! Un altro tiretto, la paretina: vero piccolo gioiello per coloro che sanno gustare i grafismi che l' acqua scolpisce nel calcare e leggere su di essi il movimento. Siamo alla base del monolito centrale che forma il Pizzo.
Due fasce rocciose portano alla base della bianca cuspide. La prima leggermente abbattuta, movimenti puliti e tecnici: è qui che il vecchio fa la sua porca figura, muro a tacche, il mio pane! Seconda fascia rocciosa: è su questo salto che, giovane virgulto, scrissi la mia pagina di gloria sul Pizzo aprendo una variante chiamata T&C, ora la via si chiama Manolito ed è valutata 7+!
Evito di distruggere fulgidi ricordi con un tentativo di salita sicuramente distruttivo per il mio orgoglio e le mie stanche dita già duramente provate dalla libagione mattutina.
Ultimo tiro, inizia a piovere, il mio compagno accenna una timida proposta di rientro, il mio sguardo da cerbero chiarisce in modo inequivocabile la direzione che prenderemo.
Usciamo per "Ultima Placca", solo una parola: entusiasmante!!!
E siamo in vetta, una vetta vera dopo una via fatta di emozioni, cerco di spiegare al mio socio che la vera salita è stata dentro il mio cuore, tiro dopo tiro, emozioni morte e sepolte che ritornano a galla. Ma non capisce: pesa 45 Kg bagnato, arrampica sul 7+ ma solo da secondo e, più che altro, nel 1988 non c'era.
Invito tutti a fare un giretto al Pizzo, a immolare una giornata, magari nata così così. Forse qualcuno arriccerà il naso, ma credo che il Pizzo Boga sia sempre un grande parco giochi. Purtroppo il grande Taglia ha lasciato queste montagne terrene poco tempo fa. Ma credo che l'atmosfera e l'anima che ha infuso al "su" Pizzo Boga rimarranno per sempre.
Grazie Taglia... ci mancherai un casino!!!
N.d.r. Ballabio e il Pizzo Boga si trovano nella montagna Lecchese.
Written by:
Mauro Toselli
Notes: